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Rassegna – Gerd Schultze-Rhonhof: “1939 – La guerra con molti padri„

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Schultze-Rhonhof: 1939 - Der Krieg, hatte di Väter del viele del derda Manfred Kleine-Hartlage, il primo ha pubblicato il 24 ottobre 2009: Gerd Schultze-Rhonhof: 1939 – Der Krieg, hatte di Väter del viele del der.

Traduzione dal blogger di guerra, riveduto

[Aggiornamento 28 settembre 2011: Il blogger di guerra ha prodotto un video con il seguente testo. Così se preferite i video, clicchi qui!]

Si non fa torto al maggior generale pensionato Gerd Schultze-Rhonhof di Bundeswehr, che esamini il leadup alla seconda guerra mondiale se una lo identifica un revisionista. Quelli, tuttavia, che usano l’etichetta mentre un’accusa dovrebbe essere informata della tradizione ideologica essi si uniscono in tal modo: “I revisionisti„, questi erano la gente all’interno dello SPD (a quel tempo: Partito socialista della Germania) di Bebel augusto e più successivamente in tutte le altre organizzazioni marxisti che hanno cercato di rivedere (da ri–videre latino: guardi di nuovo) e corregga gli insegnamenti di Marx e di Engels. In paesi di dove i comunisti sono venuto a potere il marchio di infamia “il revisionismo„ doveva essere evitato come la peste se soltanto perché in certi periodi la mera accusa potrebbe costare al sospetto la sua testa.

Il progresso scientifico, tuttavia, dipende dalla revisione costante, sui nuovi approcci e sull’interrogazione delle prospettive esperte e dei paradigmi stabiliti. La parola “revisionista„, se usato come rimprovero, elimina soltanto coloro che lo usa, non quei che sia destinato per identificare. Per quelli, può bene essere un titolo onorario.

Naturalmente, non ogni revisione, indipendentemente dalla disciplina scientifica, è utile solo perché è una tali. Deve essere compatibile con i dati attuali o la materia grezza ed il suo potere explantory dovrebbero uguagliare almeno il paradigma teorico stabilito. Sostenendo l’idea che la seconda guerra mondiale ha avuta “molti padri„ Schultze-Rhonhof parla contro una vista della storia (una che gli storici professionisti all’interno del loro commercio descrivono nel modo molto più differenziato che è presentata dentro, per esempio, libri di scuola o settimanali di attualità) che può essere riassunta come segue:

Già l’impero tedesco (prima del 1914) ha tentato d’ottenere la dominazione tedesca almeno di Europa e, se possibile, di intero mondo. Dopo la sconfitta nella grande guerra, questo desiderio, di sostegno da un’ideologia darwinista sociale, era il programma – nelle varianti moderate e radicali – della destra tedesca, compreso il più radicalmente in Hitler e nel suo partito nazista. Hitler dall’inizio ha cercato di estendere la zona di influenza della Germania con l’eliminazione successiva degli Stati confinanti per guadagnare la forza per combattere contro i gran potenza, disattivare la Francia e la Gran Bretagna, distruggere l‘Unione Sovietica, quindi guadagnante “Lebensraum„ per i tedeschi e forse per creare la base per una guerra contro l‘America ed infine per spingere così in avanti nella dominazione del mondo.

L’elemento affascinante di questa vista della storia è – anche prima che venga alle fonti ed ai fatti – la sua struttura narrativa: c’è una chiara divisione fra il bene e male e c’è una curva di suspense: La malvagità è sviluppata finché non diventi quasi, ma soltanto quasi, sopraffacendo, poi è messa nel suo posto da un piccolo villaggio gallico – Regno Unito – ed infine si distrugge da un cavaliere bianco intrepido, America. E c’è una morale della storia.

Questa struttura è doppiamente abituata: da un lato, corrisponde a quella di una fiaba, d’altro canto – con il motivo della battaglia finale fra il bene e male – a quella dell’apocalisse. Naturalmente, quello non significa che non può essere vero. Appena dovete essere informato fino a che punto questa vista della storia stabilita incontra le aspettative della letteratura di qualità e fino a che punto risponde alle esigenze quasi religiose.

Molti anni fa i pedoni sono stati attirati in una trappola [la versione tedesca di] “dalla macchina fotografica nascosta„ da un passante, apparentemente con una mappa a disposizione chi ha chiesto le direzioni alla stazione ferroviaria ed ha fatto ai soggetti inconsapevoli spiegare il modo sulla sua “mappa„, che in effetti era un modello professionale di taglio per abbigliamento da una rivista tedesca di DIY. Il risultato di dialoghi era qualcosa di simile:

“Così, dovete ora andare diritto lungo qui…„
“Al filato del `’?„
“Sì e poi radrizzi qui…„
` Verso il ` della tasca del `?„
“Sì, sì. E giro lasciato.„
“` Che passa il foro di bottone del `’?„
“Esattamente…„

La volontà di accettare la definizione offerta di una situazione (in questo caso il modello come “mappa „) come “vero„ può essere così forte che le contraddizioni evidenti con questa definizione non siano percepite semplicemente. E non credi che questa volontà sia limitata agli argomenti sorpresi di “macchina fotografica nascosta„.

Per esempio, per anni ero stato convinto che il cosiddetto Hossbach-Protocollo del 5 novembre 1937 contenesse la dichiarazione di Hitler della sua intenzione di lanciare una guerra globale e come tali provati della precisione della vista della storia sopraccitata. Ed avevo letto il protocollo parecchie volte: ha contenuto l’annuncio di Hitler per attaccare la Cecoslovacchia e l’Austria, considerazioni in quali circostanze un tal attacco potrebbe essere eseguito e stime di come gli altri poteri si sarebbero comportati. Era un documento abbastanza serio per il processo alle prove di Norimberga, che effettivamente erano circa la tassa della progettazione “della guerra aggressiva„. Certamente era una prova importante, ma non una prova di un progetto pilota per la dominazione del mondo. Sebbene dovrei sapere meglio, era soltanto l’analisi di Schultze-Rhonhof che mi ha stimolato a leggerlo più con attenzione. Ciò è appena un esempio di quanto forte l’influenza di un’interpretazione apparentemente ovvia può essere e di quanto utile è a volte “di considerare gli argomenti di nuovo “.

Schultze-Rhonhof comincia apparentemente dal presupposto che non c’era progetto pilota e che la politica estera di Hitler è stata basata, soprattutto, sulle considerazioni tattiche particolari del momento e lui caratterizza le fasi di quella politica estera. Nessun dubbio questo presupposto è sostenuto da Hitler e dal carattere irregolare delle sue politiche‘, dalle fluttuazioni e dalle inversioni spesso estreme, dalla sua inclinazione per improvvisazione e dalla natura generalmente caotica del processo decisionale nello stato nazista.

Il punto di vista opposto dell’interpretazione predominante della storia, di quella di Hitler che unisce il dogmatismo rigoroso della teoria, di strategia e della progettazione con la pratica di opportunismo, le tattiche ed il comportamento massimi contiene i contraditions latenti; le due parti di questa vista senza cuciture non si adattano insieme. Non deve essere sbagliata, ma non posso vedere che cosa parla contro la considerazione dell’alternativa che Hitler potrebbe agire soprattutto in base alle considerazioni tattiche. Forse a lui, era più circa il suo proprio posto nella storia che circa la realizzazione delle idee aveva indicato nel 1924 in “Mein Kampf„ e forse i pensieri annotati ivi hanno più il carattere di un bacino idrico delle idee in cui potrebbe immergere quando il bisogno è sorto, ma che potrebbe anche trascurare come soddisfaceva.

Notevolmente, in un campo di ricerca adiacente, vale a dire la ricerca di olocausto, l’opposizione feroce esiste contro la teoria “di intentionalist„ interiorizzata dalle ampie bande del pubblico ed agisce in tal modo nel centro del campo, non sulla periferia. Particolarmente prominente è l’interpretazione di Hans Mommsen del processo decisionale che finalmente ha provocato l’olocausto, poichè un processo ha chiamato “la radicalizzazione cumulativa„. Il regime nazista – questo è la tesi in breve – si era impigliato nei vincoli che da soli approcci sempre più radicali esigenti come il tempo ha progredito, infine concludentesi con “la soluzione finale„. Credo che sia appropriato adottare l’idea di simile radicalizzazione graduale per la politica estera del regime, almeno come ipotesi. In questo contesto, il darwinismo sociale di Hitler prende lo stesso ruolo come l’antisemitismo fa nelle interpretazioni dello strutturalista dell’olocausto: quello è il ruolo di una struttura ideologica generale senza cui gli ultimi sviluppi effettivamente sarebbero impensabili, ma che è in sé non è i explanans adeguati.

Naturalmente, Schultze-Rhonhof fa più implicitamente quei presupposti piuttosto che esplicitamente. Non ha l’ambizione per creare un controproposta ugualmente completo per opporrsi alla descrizione storica stabilita; le considerazioni teoriche in generale sono il meno suo affare. Prova a descrivere la situazione dal punto di vista di ogni attore (Hitler, le potenze europee, i generali tedeschi, la gente tedesca) ed a capire le loro azioni per arrivare ad un quadro generale. Ciò è la forza e la debolezza del suo approccio.

La debolezza è evidente in quanto un’analisi situazionale comunque non raggiunge la consistenza della vista della storia stabilita. Basicamente, l’autore la affida al suo lettore per decidere in quale struttura teorica disporrebbe che cosa ha imparato.

Che cosa l’autore raggiunge, tuttavia, è di presente le dimensioni della conoscenza, delle esperienze e delle aspettative degli attori storici al lettore: Coloro che è cresciuto nell’era del dopoguerra possono appena immaginare l’importanza esistenziale che la domanda dei minorites nazionali ha avuta. Nel momento dopo che la grande guerra una potrebbe perdere il suo lavoro, essere espulso semplicemente, rinnegatoe o ucciso per essere il membro di una minoranza nazionale; e poiché la destra ad autodeterminazione dei tedeschi è stata tenuta a particolarmente proposito basso dagli alleati e le grandi parti dei territori con le popolazioni principalmente tedesche sono state consegnate alle nazioni straniere, era tedeschi che erano molto spesso le vittime di tali pratiche. Inoltre, poca gente saprà che l’idea “di Lebensraum„ a quel tempo era nè un concetto specificamente nazista nè tedesco. In effetti, tali idee erano i fondamenti di molte politiche coloniali. I grandi poteri coloniali, naturalmente non hanno lamentato la mancanza “di spazio vitale„, dato che avevano risolto il problema per se stessi. Che nelle nazioni gradisca la Germania, ma anche la Polonia (!) la vista era diffuso che un problema urgente stato necessario per essere risolto era il risultato di questa striscia predominante di pensiero in Europa.

Naturalmente, i concetti “di Lebensraum„ hanno incontrato le terre fertili in Germania in cui il blocco britannico di fame anche dopo l’armistizio di 1918 aveva provocato la morte fino ad milione civili e così hanno dato la credibilità alla tesi “di una gente senza (abbastanza) spazio„ (particolarmente risorse industriali e spazio agricolo) che non avrebbe raggiunto altrimenti mai tale popolarità. Ciò inoltre è prove del libro di uno Schultze-Rhonhof del punto per ricordare al lettore di. Il suo dipinto degli alleati a Versailles e le ingiustizia commesse da allora in poi non ha la funzione del servizio come a buon mercato provocato, ma servisce ad illustrare i precedenti contro cui le politiche sono state considerate ed intrapreso state allora a quei nati delle generazioni successive.

L’amore dell’autore del dettaglio conduce ai molti le comprensioni che danno l’argomento di riflessione. Per esempio, molti che si occupino degli argomenti relativi a WW2 conoscono la frase attribuita a Hitler in cui dichiara:

“Il mio soltanto timore è che qualche maiale presenta una proposta per la mediazione all’ultimo momento!„ [“L’angoscia del nur del habe di Ich, i dass il MIR im letzten il irgendein Schweinehund di momento per einen il vorlegt di Vermittlungsvorschlag. “]

La dichiarazione proviene dal discorso di Hitler davanti all’alto comando tedesco il 22 agosto 1939 e nella sua amarezza è su misura essere diffusa e completa l’immagine di un dittatore che ha fatto pressione costantemente per la guerra.
Mi aveva sorpreso sempre che Hitler dovrebbe usare così lingua volgare davanti all’alto comando del arco-conservatore senza causare la costernazione e la avevo scritta come di sottoprodotto dell’influenza nociva del Nazi-Regime che conduce ad un declino anche dei modi di più alti ufficiali prussiani. Schultze-Rhonhof tuttavia dimostra il fondatezza plausibile della teoria che non solo era questa frase non emessa mai come tale (nemmeno nello spirito della dichiarazione), ma che la versione del protocollo del discorso in questione è un falso che è stato colato al processo alle prove di Norimberga per rendere i generali tedeschi collettivamente responsabili dello scoppio della guerra.

Riguardo alla ricezione del libro la ferocità è stupefacente con cui la tesi del centro – che la seconda guerra mondiale ha avuta “molti padri„ – è sfidata: di meno così dal mestiere degli storici che, come previsto, ha trascurato il lavoro di uno straniero (Schultze-Rhonhof non è uno storico), ma specificamente dai critici del FAZ ed i giornali “del guardolo„ che usano l’opportunità ancora una volta di dare l’alimento al sospetto che serviscono il sistema di media allo stesso modo come il servire di CDU/CSU il sistema politico: come meri sostituti per conservatorismo. Interessante, la domanda se che cosa gli stati dell’autore è la verità è di nessun’importanza ai due esami. Un più prioritario sembra essere disposto sul mantenimento del genere determinato di descrizione storica ufficiale in ragione di formazione nazionale [Volkspädagogik] e sia diffamando l’autore come persona e la spinta lui – che altro? – nell’angolo giusto [in tedesco, i mezzi della metafora del giusto angolo siete identificato un neonazi].

Ironicamente, la discussione che la seconda guerra mondiale ha avuta molti padri è lontano da essere “una leggenda„, come il critico di FAZ rivendica:

Non c’è disputa seria fra gli storici che il Trattato di Versailles era una cattiva progettazione che ha fatto gli sforzi tedeschi di vendetta più probabilmente; la quella Polonia era un potere aggressivo che ha trattato le sue numerose minoranze etniche incredibilmente brutali; che la Cecoslovacchia protratced le sue edizioni di minoranza agli anni 30 e fatte per trasformarsi in in un punto conflittuale della prima classe; che la Polonia piuttosto rischierebbe una guerra con la Germania di tutte le concessioni in domande del corridoio e di Danzig e questa malgrado il fatto che le richieste tedesche abbastanza moderate del 1938 tardo e presto 1939 non abbiano contenuto reclami territoriali contro la Polonia e siano state portate in avanti non con le ultime minacce ma dopo gli anni di cooperazione del Tedesco-Polacco in uno stile poichè è consueto fra i paesi amichevoli.
E la tesi che la Gran Bretagna e la sua garanzia in Polonia ed in Francia con le sue promesse al vento dell’appoggio dei militari hanno rinforzato forse intenzionalmente la testardaggine della Polonia e così, è almeno degna della discussione. Molti padri, effettivamente.

“Ma, aspettano un minuto,„ va l’obiezione tipica, “non sono le azioni delle altre potenze europee dopo potere dell’aumento di Hitler ojectively insignificanti poiché la Germania stava andando iniziare una guerra per “Lebensraum„ comunque, come scritto in “Mein Kampf„?

No, non per quanto la Polonia. La Polonia potrebbe prendere accordi con la Germania anche senza unire il patto Anti–Comintern; Schultze-Rhonhof va ad una certa lunghezza chiarire questo punto e so di nessun storici che hanno obiettato ad una tal vista. La domanda di se la conseguenza di una tal comprensione sarebbe stata una grande guerra (contro la Francia, la Russia o chiunque), non può in tutta onestà essere risposta a. La facilità, tuttavia, con cui è affermata dalla descrizione storica stabilita può tuttavia essere meno il risultato di prova irrefutabile di fonte ma piuttosto essere basato sull’interpretazione offerta entro la grande descrizione dell’aumento e la caduta del diavolo abile Hitler, che già ha conosciuto nel 1923 che cosa farebbe nel 1943. La mera esistenza di una storia “completa„ sembra come un letto pronto in quale deve saltare semplicemente per riposare con i sogni dolci.

Se questa descrizione costituisce una buona mappa o è solo uguale ad un altro modello falso di filato, quella è per everbody egli stesso da decidere. Schultze-Rhonhof inoltre non risponde a quella domanda alla fine. Scuote la plausibilità dell’interpretazione prevalente della storia in dettaglio alcuni mettendo i fattori situazionali e tattici nella politica estera tedesca nel riflettore, ma non offre l’interpretazione in modo convincente dei suoi propri. La forza del libro vivo di conduzione del lettore nel mondo sconosciuto del periodo di periodo fra le due guerre è pagata per vicino certa miopia dell’interpretazione generale del libro. Il desiderio dell’autore di correggere una prospettiva troppo unilaterale più probabile della storia a sua volta produce una vista con gli angoli morti dei suoi propri.

Tuttavia: Il lavoro offre una ricchezza dei dettagli importanti che sono conosciuti agli esperti ma non al grande pubblico e che molto probabilmente non troverete altrove in tai densità e chiarezza. Di conseguenza, vale la pena di leggere e provoca proposito dei lettori‘ ed ulteriori domande. Nient’altro, niente di meno.

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U.S. Strategia per Europa: Rieducazione

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In primo luogo pubblicato come moriamo Noi-Strategie: Europe di Umerziehung„ “in Korrektheiten„ l’11 febbraio 2011, da Manfred Kleine Hartlage

Traduzione ed introduzione: Kairos

Gli ebrei posano una minaccia risoluta contro le nazioni e la gente dell’ovest. Non sto essendo estremo o antisemita, quando dico così.

Mentre traducevo questo articolo ho seguito la discussione circa la risposta di Manfred Kleine-Hartlage’s a Lawrence Auster sul Korrektheiten, ai portoni di Vienna ed alla vista di Austers dalla destra.

È interessante vedere come i punti di vista della gente tedesca sono rivelati che sarebbe considerare automaticamente come “il razzismo„ e “l’odio„ se proposto l’altro modo intorno. Un commentatore ha inviato il proverbio latino “bovi del licet di Iovi del licet del quod non„ (che Giove può fare è vietato al bue).

Quando un tedesco chiamerebbe la gente americana (o il turco – perfino l’ebreo) – l’intera popolazione – “una minaccia contro le nazioni e la gente dell’ovest„ sarebbe “intollerabile„ ecc – la mia prima frase di provocazione è appena che cosa Auster ha detto circa i tedeschi. Ho cambiato appena “i tedeschi„ “in ebrei„ e “anti-Tedesco„ “in antisemita.„

Alcuni commentatori hanno negato l’influenza americana in Europa e perfino nel mondo arabo.

Grazie a Wikileaks abbiamo entrato una comprensione in politica estera americana e Manfred ha analizzato questa carta. In questo testo si può ORA trovare la prova degli obiettivi del cosiddetto (nuovo ordine mondiale) che non è una teoria di cospirazione. Manfred ha scritto sui portoni di Vienna:

Penso che speculando circa “una cospirazione„ sia inutile. Indovino che ci sono cospirazioni, ma la maggior parte del lavoro è fatto apertamente. “Le reti„ che mi riferisco a sono ben note: CFR, ponte atlantico, Bilderberg, Consiglio americano sulla Germania ecc e molte istituzioni relative che non celano affatto su che cosa stanno puntando: Avete appena tradurre le loro frasi ideologiche in inglese normale per vedere che cosa vogliono. La coordinazione all’interno di questa rete non funzionerebbe se ci non fosse un consenso di base ideologico.

Penso che molti lettori americani o britannici rifiutino l’idea che i acteurs globalistic dietro il NOW sono i nemici peggiori a tutte le nazioni, perché non gradiscono l’idea che le loro elite sono criminali. Bene, non gradisco la conoscenza circa come il criminale il gabinetto del cancelliere Merkel è, l’uno o l’altro, perché è molto imbarazzante. Ma aborro ancora di più se si mi prende in giro come i nostri politici fanno.

E nessuno – specialmente non Manfred Kleine Hartlage, l’autore “del Das Dschihadystem„ (il sistema di Jihad) – dice che l‘Islam era tutto il buono a noi. Ma pensi a cui questa “religione„ assomiglierebbe, se non avessimo aperto mai i nostri confini per immigrazione di massa dei musulmani. Perché dovremmo anche ci preoccupiamo che cosa fanno nel loro deserto? Perché dobbiamo assicurare il nostro traffico aereo quasi in un modo del maniaco? Potrebbe ci essere il terrore islamico in città americane ed europee, se non ci fossero musulmani che potrebbero effettuare tali attacs terroristi?

Così, quando leggete questa analisi, tenga in mente che non è la gente americana che sia criticata, ma il governo americano e parecchi ONG. Un ordine del giorno, un’ideologia che distruggeranno tutta la cultura occidentale, se non la fermiamo – e la distruggerebbero anche se non c’era Islam affatto!

Kairos-

Come l’autore, sottoscrivo che cosa Kairos dice. Sono bene informato che la maggior parte dei Americani nè sanno nè sono d’accordo con che cosa è descritto qui sotto come strategia dei loro capi per Europa e che questa strategia è in nessun caso nel loro interesse. Così quando mi riferisco “all’America„ in questo testo, questo significa le elite di decisione.

– Manfred Kleine-Hartlage –

Wikileaks rivela una strategia degli Stati Uniti per la Francia

Ancora c’sembra essere la gente che considera Wikileaks un’impresa sopravvalutata cui delle pubblicazioni troppa confusione è fatta. Tale gente non potrebbe spiegare finora perché il governo americano perseguita Wikileaks ed il suo fondatore con tale odio ardente. Ora, al più tardi, tuttavia, tutti dovrebbero sapere meglio: La pubblicazione di un documento strategico dell’ambasciata degli Stati Uniti a Parigi, includente niente di meno che un programma americano per un’inversione ideologica e culturale del palo e forzante nella linea di Francia. Ciò evidenzia i metodi con cui paesi tematici di U.S.A. gli interi – contro volontà della loro gente e dietro la parte posteriore del pubblico – al suo interesse ideologico e elettrico politico.

Finora è stata bisbigliata soltanto nei posti adatti dei Ora teorici ed è stata allontanata dall’opinione pubblicata – a condizione che la notasse a tutto come “teoria di cospirazione„. Ora che abbiamo una comprensione diretta nella cucina della propaganda degli Americani, dovremmo afferrare l’opportunità di valutare la conoscenza che abbiamo vinto:

La carta è tanto più informativa poichè viene da un ufficio secondario, vale a dire da un’ambasciata, che ordinariamente non elabora i progetti politici, ma li implementa; e solo perché l’autore ovviamente non lo trova necessario spiegare la legittimità degli obiettivi ed i metodi descritti in verso i suoi superiori, è evidenti che già ammette il loro consenso. Possiamo supporre che la strategia sviluppata in questa carta è rappresentativa per politica estera degli Stati Uniti e che U.S.A. persegue le strategie comparabili inoltre in altri paesi.

In questo contesto è interessante, per esempio, che la carta deplora:

I media francesi rimangono in modo schiacciante bianco, con soltanto gli aumenti modesti nella rappresentazione di minoranza sulla macchina fotografica per i notiziarii televisivi importanti.

In Germania questo fastidio rispettivamente la sua rimozione era precisamente un oggetto “del patto di integrazione„ [fra i capi dei musulmani e del governo federale]. Ché coincidenza!

Interessante, tuttavia, è il implicitness con cui i francesi indigeni sono caratterizzati dal fatto che sono “bianco.„ Per gli Americani che è apparentemente abbastanza naturale consideri questo un’edizione razziale – mentre gli oppositori di questa politica, non appena la indicano, sarebbero accusati subito “del razzismo„.

La carta indica che la politica estera americana è destinata per influenzare non solo la politica corrente dei suoi alleati, ma anche la composizione delle loro éliti, con importanza particolare sulle éliti future. Queste éliti francesi future devono essere reclutate ed indottrinate in un modo che la loro ideologia è compatibile con quella delle éliti americane. Se è compatibile con quella della gente francese, inoltre, è scadente; otterremo. Ciò ha piccolo da fare con i metodi usuali di influenza diplomatica. Piuttosto è comparabile al tentativo di non influenzare una persona parlando con lei, ma manipolando il suo cervello.

Appena il fatto che questo può essere provato, vale a dire senza un segno di cattiva coscienza o persino consapevolezza di un problema, indica che l’idea della sovranità nazionale non svolge ruolo nel pensiero alle éliti politiche americane. Che cosa era sempre valido per molto citato “il cortile„ dell‘America, per America Latina, ora inoltre è valido per gli stati di Europa.

Se ora esaminiamo questo testo riguardo agli obiettivi, all’ideologia ed ai metodi dell’influenza americana, vinciamo almeno una risposta parziale alla domanda, perché la popolazione europea È ovviamente nell’ambito del periodo di un’ideologia autodistruttiva e perché questa ideologia è affermato determinato più vicino veniamo ai centri di potere sociale. Non è appena una coincidenza, ma risultato di influenza strategica, che appena le éliti, di cui il lavoro è tradizionalmente la conservazione e lo sviluppo di una comunità, fanno esattamente l’opposto.

Obiettivi della strategia degli Stati Uniti in Francia

Lo scopo di questa strategia è, generalmente l’implementazione “degli obiettivi dell’americano ed i valori„. Che cosa suona così irrilevante che uno vorrebbe trascurarlo, realmente contiene le implicazioni politiche esplosive. Una tal frase è lontano da essere manifesta: Molti Americani non possono essere informati di, ma il collegamento “obiettivi ed i valori„ di parola è una specialità americana. Nella politica estera pensi – i carri armati di altri paesi uno possono anche parlare dei valori come pure circa gli obiettivi o gli interessi. Ma per imballare entrambi in una formula, è tipico non solo per quella carta, ma in generale per la lingua politica dell‘America e soltanto dell‘America. Gli europei continentali con il loro approccio piuttosto cinico alla politica tendono a considerare questa enfasi sui valori appena un ornamento retorico cui elettrico politico e da interessi economici decorativo sono travestiti. (La maggior parte dei europei sono stati istruiti in una tradizione cattolica o luterana ed il collegamento tipico puritano di fede ed affare – o “obiettivi e valori„, valori ed interessi – è sconosciuti a noi.) L’evidenza, tuttavia, con cui l’uso degli Americani questa formula non è del genere che esprime una frase banale, ma riflette un’ideologia profondamente interiorizzata.

Fino alla lingua politica dei paesi europei si riferisce “ai valori„, questo accade principalmente in relazione ad una concrezione – i valori democratici, i valori ecc. del liberale. Ma sarebbe estremamente sconosciuto se Foreign Office tedesco parlasse “dei valori tedeschi„ e dichiarasse la diffusione loro lo scopo della sua politica. Ciò è, ancora, una caratteristica americana specifica. Qualunque i valori citati possono essere – ed otterremo sopra a cui questi sono: Sono i valori americani espressivo dichiarati, che implica: Una cosa non sono certamente: Valori francesi.

Per alienare una nazione straniera da se stesso, i suoi valori e le tradizioni, sembra essere uno scopo legittimo di politica estera americana. Sebbene la carta definisca lo scopo come conduzione indietro dei francesi ai loro propri valori (o piuttosto a che che cosa l’amministrazione di Stati Uniti considerare come tali), il fatto stesso che gli sforzi dall’estero sono considerati necessari rivela che stiamo parlando della rieducazione.

Il motto è: Se che cosa è chiamato “i valori americani„ non è universalmente accettato in realtà, cambi la realtà! Se la diffusione “dei valori americani„ servisce a promuovere gli interessi americani, o se vice versa servire americano di politica di potere la diffusione di questi valori, è inutile quanto la domanda se la gallina o l’uovo è venuto primo allo stesso modo era impossible da determinare per l’Unione Sovietica la relazione dell’ideologia e della politica di potere trattando quello in funzione dell’altro. È circa due componenti dello stesso approccio politicial che si sostengono. Esattamente questo, interiorizzato come fatto manifesto, è implicato nella frase “i valori ed interessi americani„.

L’ideologia dietro la strategia degli Stati Uniti

La vista americana tradizionale della democrazia è che ci dovrebbero essere governi

derivando i loro poteri giusti dal consenso del governato.

La democrazia significa che la gente determina da cui è governato. Tuttavia, la strategia degli Stati Uniti è basata sopra abbastanza un’ideologia differente, come diventa ovvio in carta di Rivkins: La democrazia è se tutte le minoranze etniche e religiose sono rappresentate nelle éliti di decisione.

Non il fatto che le éliti francesi selfrecruiting ad un grado insolitamente elevato è il problema dal punto di vista americano, almeno non di per sé. Per questo ci sono ragioni sostenibili: Se uno può criticarlo o giustificare, in tutti i paesi occidentali “democrazia„ realmente consiste basicamente nella probabilità decidere quale di due gruppi di élite governerà. È il più notevole che cosa l’ambasciata degli Stati Uniti realmente critica:

Non è problema che l’accesso alla politica attiva è rifiutato tradizionalmente alla vasta maggioranza del francese. Ma è un problema che le minoranze si escludono, l’uno o l’altro. Implicitamente, l’idea di una gente, consistente degli individui liberi con gli stessi diritti, è smessa a favore dell’idea “della nazione„ come disposizione fra i gruppi etnici; se ci non è una gente, ma vari di loro nello stesso stato, quindi interamente devono essere rappresentati. Tuttavia, in questo modo l’idea della democrazia nel senso classico della parola inoltre è abbandonata. L’ipocrisia della frase per aiutare i francesi a realizzare “i propri ideali egalitari della Francia„ o “di realizzazione dei suoi valori democratici rispettati più completamente„, risulta qui. È piuttosto circa la nuova interpretazione dei concetti come “il egalitarian„ e “democratico„ a qualcosa che non abbia avuto probabilità essere consenso anche in U.S.A. – meno di tutti in Francia; senza citare questa nuova interpretazione con appena una sillaba. Rieducazione.

Si suppone che la Francia non sta andando trasformarsi in in un melting pot del genere U.S.A. – parzialmente illegale – reclamo da essere, ma che particolarmente i musulmani, ma anche i nero, ancora riserveranno la loro lealtà in futuro al loro proprio etnico o gruppo religioso. L’accesso all’élite, secondo la carta, non dovrebbe dipendere così dal superamento il questi atteggiamento ed identificazione con la gente francese, ma è propagato come una destra è derivato “dalla democrazia„.

In questo modo, una società splitted in parti è sollevata ad un ideale utopistico ed a questo appena con il reclamo impedire che la Francia “sarà un paese diviso„. Neolingua.

Qui, l’amalgamazione dell’ideologico con la componente elettrico politica di questa strategia compare come in un manuale:

… le ingiustizie innegabili appannano l’immagine globale della Francia e diminuiscono la sua influenza all’estero. Nel nostro punto di vista, un’omissione continua di aumentare l’opportunità e fornire alla rappresentanza politica genuina per le sue popolazioni di minoranza ha potuto rendere la Francia un paese più debole e diviso. Le conseguenze geopolitiche della debolezza e della divisione della Francia colpiranno avversamente gli interessi di Stati Uniti, come abbiamo bisogno di forti partner nel cuore di Europa di aiutarci a promuovere i valori democratici. Inoltre, l’esclusione sociale ha conseguenze domestiche per la Francia, compreso l’alienazione di alcuni segmenti della popolazione, che può a loro volta colpire avversamente i nostri propri sforzi per combattere le reti globali degli estremisti violenti. Prosperare, classe politica francese inclusa aiuterà l’avanzamento i nostri interessi in democrazia l’espansione e la stabilità aumentante universalmente.

La gente francese deve smettere di perseguire i suoi propri interessi perché la gente del terzo mondo prevede – come ricompensa per l’accettazione “dei valori americani„ (e delle basi militari) – la destra unire senza ulteriore difficoltà ogni gente europea dello stato senza dovere assimilare anche culturalmente. Che cosa è l’esistenza della gente francese, che cosa i suoi diritti, che cosa i suoi interessi, confrontati alla vista elevantesi, “per spargere la democrazia e la stabilità universalmente„?

Uno vede qui come semplificandolo eccessivamente sarebbe di capire soltanto questa politica come “imperialistico„ nel senso più stretto, che implicherebbe che “l’ovest„, o persino U.S.A., vuole governare il resto del mondo; è tanto un aspetto di fusione la gente europea (e dell‘America bianca) con questo mondo e dell’instaurazione dell’ordine che permette questa fusione. È, bene, circa un nuovo ordine mondiale (NWO).

Ho detto precedentemente che cosa nel contesto di questo ordine deve essere capito dalla democrazia. La stabilità significa che ci dovrebbe essere non più gente che potrebbero poichè un’unità, capace di agire, eludere questo ordine, per non parlare anche della domanda. Poichè non è possibile sterminare la necessità umana di unirsi ai gruppi, uno sposta la formazione di gruppi al livello sub-nazionale, trasforma la società civile in una società delle tribù ed immobilizza queste tribù realizzando ai loro capi il profitto dalla pentola di carne del sistema. Con quello ha detto che veniamo ai metodi:

 

I metodi di cambiamento etnico della Francia o: Come fare una nazione commettere suicidio

Tattica 1: Impegni nel discorso positivo

In primo luogo, metteremo a fuoco il nostro discorso sull’emissione della parità di opportunità.

Lo stessi trucco con cui le ideologie appartenenti alla sinistra sono messe sempre da parte a parte. Così come l’egualitarismo di genere (integrazione di genere), il hermaphroditisation sistematico (distacco. “Verzwitterung „) della società è appeso su a proposito “dei diritti uguali„ con cui deve non fare niente in realtà, una strategia della rieducazione, infiltrazione e la disintegrazione nazionale sta legando fino alla realizzazione di un’utopia sociale con l’argomento di “pari opportunità„.

Quando diamo gli altoparlanti circa la comunità delle democrazie, sottolineeremo, fra le qualità di democrazia, destra essere differenti, protezione dei diritti delle minoranze, valore della parità di opportunità ed importanza di rappresentanza politica genuina.

La propaganda ai termini del reinterpretate, vede sopra.

Nelle riunioni private, dirigeremo deliberatamente le domande circa la parità di opportunità in Francia verso ad alto livello, capi del francese di non minoranza. Piuttosto che ritirandosi dalle discussioni che comprendono due vacche sacre in Francia…

La pressione massiccia a porte chiuse in modo che nessuno ottenga l’idea chiedere dove parecchi cambiamenti, quello sembrano accadere da sè, viene da.

… continueremo ed intensificheremo il nostro lavoro con i musei e gli educatori francesi per riformare il curriculum della storia insegnato a in scuole francesi, di modo che considera il ruolo e le prospettive delle minoranze nella storia francese.

È circa i concetti di manipolazione della storia. Ho scritto un anno fa, questo appartiene al centro dell’ordine del giorno di NOW, “perché il globalismo è l’ideologia della decisione e, tra l’altro, questo significa che non ci possono essere concetti divergenti della storia! Non solo i fatti storici devono essere incontestabili, no, anche l’interpretazione di questi fatti e la prospettiva quale li esamina deve essere la stessa – da cui, tuttavia, non sarà il caso finchè le nazioni stesse sono padroni della loro storia e della sua interpretazione. Per ciascuna di loro possedere il concetto della storia sta modellando la sua identità. La storia è per la cosa circa lo stesso di nazioni come è memoria per l’individuo:  il termine per la comprensione come un singolo, rimanente identico con se stesso dalla nascita alla morte.

Una gente che smette il suo souverignity di interpretating la sua propria storia prima o poi cesserà di esistere. E, come ho dimostrato da qualche altra parte, questo è esattamente che cosa il NOW richiede.„

Alla conclusione di questo processo ci saranno, presumibilmente, libri di storia come già esistono in America, libri come questo:

Tattica 3: Esagerare aggressivo della gioventù del lancio

In terzo luogo, continueremo ed amplieremo i nostri sforzi di esagerare della gioventù per comunicare circa i nostri valori azionari con il giovane pubblico francese di tutti gli ambiti di provenienza socioculturali. Conducendo la tassa su questo sforzo, l’iniziativa di esagerare della gioventù della mediazione dell’ambasciatore mira a generare un positivo dinamico fra la gioventù che francese quella conduce a maggior contributo agli obiettivi ed ai valori degli Stati Uniti.

I vostri valori, questo è il messaggio, non sono quei dei vostri antenati, ma quei dell‘America. Spero che i giovani francesi si ricordino che “il Cappuccetto Rosso„ è una fiaba francese e pongano la domanda perché questa nonna sconosciuta ha così grande bocca, prima che sia troppo tardi.

Per raggiungere questi obiettivi, costruiremo sui programmi pubblici espansivi della diplomazia già sul posto alla posta ed elaboriamo i mezzi creativi e supplementari per influenzare la gioventù della Francia (…)Inoltre svilupperemo i nuovi strumenti per identificare, imparare da e per influenzare i capi francesi futuri. (…) Costruiremo sulle reti attuali della gioventù in Francia e creiamo i nuovi in Cyberspace, collegante l’un l’altro i capi futuri della Francia in un forum di cui i valori aiutiamo il toshape – i valori dell’inclusione, rispetto reciproco ed apriamo il dialogo.

Un sottile fa il lavaggio del cervello delle elite future di Francem in moda da implementare “i valori„ citati “da sè„.

 

Tattica 4: Incoraggi le voci moderate

In quarto luogo, incoraggieremo le voci moderate di tolleranza a esprimerci con coraggio e la convinzione. Costruzione sul nostro lavoro con due siti Web prominenti innestati verso i giovani musulmani di lingua francese – oumma.fr e saphirnews.com

Mi domando se i lettori musulmani di questi blog sanno circa con di chi servi trattano con?

sosterremo, formeremo ed impegneremo i media e gli attivisti politici che dividono i nostri valori.

Realmente non lasciano niente chance. I propagandisti globalistic futuri sono messi dall’inizio nei fori di inizio per la loro carriera di media.

Divideremo in Francia, con le comunità di fede e con il Ministero dell’interno, le tecniche più efficaci per l’insegnamento della tolleranza attualmente impiegata in moschee americane, le sinagoghe, le chiese ed altre istituzioni religiose.

La gente americana sa che tali tecniche di manipolazione di massa si applicano a se stesso a casa – orchestrato dal governo?

Ci impegneremo direttamente con il ministero dell’interno per confrontare gli Stati Uniti e gli approcci francesi ai leader della minoranza sostenenti che cercano la moderazione e la comprensione reciproca…

Il francese dovrebbe ottenere un’esercitazione in agitprop.

… mentre però confrontando le nostre risposte a coloro che cerca di seminare l’odio e la discordia.

Suoni abbastanza terrificanti. Poichè questa deve essere coordinata con il Ministero dell’interno, è probabilmente circa l’applicazione degli strumenti dello stato di potere contro i dissidenti. In Germania si chiama tale “lotta contro la destra„ e qui anche le istituzioni dello stato e della politica stabilita partecipano – in accordo con gli estremisti di sinistra che sono abbastanza semplici vedersi come combattenti contro l’imperialismo degli Stati Uniti.

Tattica 5: Best practice di propagazione

Fifth, continueremo il nostro progetto della divisione dei best practice con i giovani capi in tutti i campi, compreso i giovani leader politici di tutti i partiti moderati in modo che abbiano le borse degli arnesi e la guida da muoversi avanti.

Che cosa è fatto per i giornalisti futuri, è fatto inoltre per i politici futuri. Alcuni, vale a dire quei leali alla linea, sono sostenuti. L’altri avvertiranno probabilmente fisicamente i risultati dello scambio d’idee americano con il Ministero francese dell’interno.

Creeremo o sosterremo l’addestramento e scambieremo i programmi che insegnano al valore duraturo di vasta inclusione alle scuole, ai gruppi della società civile, ai blogger, ai consulenti politici ed ai politici locali.

Molti fili sottili danno la corda spessa del gallow.

L’ambasciatore conserva la sua migliore idea per l’estremità: la speranza ultimative,

che [giovani membri delle minoranze in Francia], anche, possono rappresentare il loro paese a casa ed all’estero, anche l’un giorno al culmine di vita pubblica francese, come presidente della Repubblica.

Quale documenterebbe la perdita di potere del francese indigeno, possibilmente in tali la presidenza di Barack Obama di modo aveva documentato “la conclusione della regola dell’uomo bianco„.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da un punto di vista tedesco: una risposta a Lawrence Auster

[Machine translation. No liability for translation errors. Traduzione automatica. Nessuna responsabilità per errori di traduzione.]
Comments in English, please. View original article

[Questo articolo, con un’introduzione del barone Bodissey, inoltre è stato pubblicato in portoni di Vienna]

Al 6 maggio, Lawrence Auster ha inviato un commento sulla reazione del ` s della Germania sulla morte del ` s di Bin Laden – un commento che evidenzia improvvisamente le tensioni politiche la maggior parte di noi non è normalmente informato di. Penso che sia interessante da esaminare la discussione del ` s del sig. Auster per fare chiaramente la natura di queste tensioni e che cosa potrebbero significare al Counterjihad.

Il punto di partenza del ` s di Auster è che il cancelliere Angela Merkel criminale è stato addebitato l’espressione della delizia sopra il crollo del ` s di Bin Laden. Poi cita uno scrutinio secondo quale „64 per cento dei tedeschi non vedono la morte di Osama bin Laden poichè qualcosa essere celebrato “. A Auster, questo indica la morte spirituale del „“portata sopra il „della Germania dall‘applicazione coerente di liberalismo “.

Ci sono alcuni punti il ` t del doesn che di Auster sembra capire: In primo luogo, la domanda non era se la morte del ` s di Bin Laden era buona o cattiva, ma se si dovrebbe celebrarlo. In Germania, molti terroristi sono stati uccisi con le polizie durante gli ultimi decenni ed alcuni hanno commesso il suicidio in prigione. In nessun caso ha fatto una soddisfazione precisa o una delizia di governo tedesco ed in nessun caso c’erano le celebrazioni pubbliche del genere che ora stiamo testimoniando in America. Celebrando chiunque la morte del ` s e sia quello di un ennemy, è considerata undecent in Germania e quindi, la dichiarazione del ` s di sig.ra Merkel era almeno gaffe imbarazzanti, indipendentemente da se era illegale oppure no. ` s qualcosa che non sia fatto semplicemente in questo paese.

Indosso il sig. Auster di colpa del ` t per non sapere e non capendo le abitudini di un paese straniero, penso appena che dovrebbe essere riluttante a giudicare che cosa ` t del doesn capisce.

Finora, questo è stato appena un disaccordo secondario fra la maggior parte dei tedeschi da un lato e la maggior parte dei Americani d’altro canto. Dato l’estrainetà di cui stiamo parlando, è scoraggiante che Auster afferra questa opportunità di avviare una valanga di odio e di pregiudizio contro la Germania, a cominciare da

Ed a proposito, perché stiamo tenendo 50.000 truppe degli Stati Uniti, ad un costo di miliardi un l’anno, in quanto terra morta? Per che scopo, all’infuori dell’alimentazione della loro economia, che sembra essere il più grande in Europa?

Bene, non sono qui proteggere la Germania dalle invasioni. Effettivamente, siamo invasi, poichè tutta la nazione europea è, ma gli Stati Uniti sono l’ultimo paese che vorrebbe proteggerci da che – prenderemo questo punto qui sotto. Gli Stati Uniti hanno basi in Germania perché noi forze in Medio Oriente siamo forniti di qui (e le persone rapite si distribuiscono di qui alle prigioni segrete di CIA intorno al globo).

Pensi appena, se i tracciatori di anti-Hitler nel 1944 fossero riuscito a ucciderlo e se un certo capo tedesco avesse espresso la sua gioia, questo giudice tedesco, se tradotto di nuovo a 1944, cercasse di punirlo. Indovino che la Germania non è cambiato così tanto dopo tutto, hmm? Il liberalismo puro, che i tedeschi nella loro completezza fanatica priva di senso dell’umorismo aspirano come all’opposto di totalitarismo nazista, è un’altra forma di totalitarismo. E allo stesso modo, come ho rilevato spesso, l’opposto sopranazionale Tedesco-sostenuto del nazionalismo nazista che ha cercato di distruggere le nazioni di Europa, inoltre sta distruggendo le nazioni di Europa. In un modo o nell’altro, se nella loro forma nazista o nella loro forma iper-liberale, i tedeschi posano una minaccia risoluta contro le nazioni e la gente dell’ovest. Per parafrasare l’osservazione famosa di Churchill circa i tedeschi, devono essere tenute ai nostri piedi, oppure andranno per la nostra gola.

Ed aggiunge

Non sto essendo estremo o “anti-Tedesco„ quando dico quello.

quale effettivamente indica che lui humourlessness del tedesco della parte del ` t del doesn.

I tedeschi sono d’accordo con me. Si vedono come minaccia contro altre. Ecco perché dicono che l‘UE è necessario, per tenerli, i tedeschi sempre minacciosi, nel controllo.

Molti tedeschi stanno parlando così, perché sono stati detti per parlare e pensare tali cose. Sono stati insegnati a a considerare mille anni di storia tedesca appena come preistoria di Hitler. Sono stati insegnati a a considerare la loro storia come soltanto una storia dei crimini. Sono stati insegnati a che sono il pericolo ad altri. Sono stati insegnati a che il nazionalismo del „e di patriottismo “è la stessa cosa e che l’ultimo è la radice di tutte le malvagità nel mondo. Sono stati insegnati a a odiarsi.

Ha cominciato dal 1945 con la rieducazione sopra e questa rieducazione ancora sta accendendo. Per avvelenare un’intera nazione con auto-odio risultato per essere un concetto di lavoro e questo concetto, una volta che applicato con successo, è stato generalizzato al mondo occidentale complessivamente e come il concetto di colpevolezza bianca del „“ora sta insidiando la nostra civilizzazione. Ciò è niente che dovreste incolpare dei tedeschi. Erano appena le cavie.

La milione-dollaro-domanda è: Perché questo è fatto e chi agisce in tal modo?

Il sig. Auster non può capire molto circa la Germania, ma ha capito abbastanza correttamente che indossassimo la parte del ` t le sensibilità del trionfo sulla morte del ` s di Bin Laden – non dovuto pacificazione, o liberalismo, o decadenza e non solo dovuto un concetto tedesco speciale del decence descritto precedentemente. Può essere scioccante alcuno, ma anche ai counterjihadists militanti come me indosso la parte del ` t.

Sì, Bin Laden era il nostro nemico, ma sulla lista dei nostri nemici non era numero uno e non numero perfino dieci. L’Islam sta marciando in avanti in Europa non tramite il terrorismo, ma tramite l’immigrazione e la lotta etnica, con appoggio importante dalle elite politiche internazionali. Non ha significato asserire una differenza fra le elite americane ed europee, perché tutte appartengono ad una rete transatlantica concentrata dentro, ma non limitato a, l‘America. All’interno di questa rete, le strategie sono rese compatibili a vicenda, di modo che c’è rigorosamente nessun qualcosa come una politica nazionale. Ci sono disaccordi sulle domande secondarie, ma la direzione generale è verso l’instaurazione della civilizzazione uniforme globale. L‘UE fa parte di questo processo e un analista che incolpa appena della Germania il quel, come Auster fa,

Il problema è che dall’l‘UE guidato da tedesca che nella mente tedesca è puntato su che sopprime la nazione tedesca, deve sopprimere tutte le altre nazioni europee pure. Ecco perché, appena poichè il nazionalismo tedesco non potrebbe essere permesso governare Europa, il anti-nazionalismo tedesco anche non può essere permesso governare Europa. La Germania non deve governare, periodo.

prova che il suo odio di un paese particolare è più forte delle sue capacità analitiche.

Perché è il potere principale nella guerra al terrorismo del „“allo stesso tempo che invita la Francia a aprirsi ad infiltrazione islamica e che promuove segreto questo infiltation, poichè noi per sapere da Wikileaks (e non c’è motivo di supporre che la stessa strategia non si applica ad altri paesi europei)? Perché la potenza europea sta unendo il più appassionato la questa Gran Bretagna guerra- – allo stesso tempo e con la stessa passione che si impegna nella sua auto-Islamizzazione? Perché sono i poteri anglosassoni, mentre alla guerra con più di un paese islamico, invitante Europa per ingrandire l‘Unione Europea sempre più, prevedibile con il risultato che la Turchia e l’Africa del Nord faranno parte del club, quindi aprente Europa ad una pletora di immigrati musulmani?

La risposta ovvia è che l’occidentalizzazione del mondo islamico e l’islamizzazione del mondo occidentale sono due lati della stessa moneta.

L’instaurazione della civilizzazione uniforme globale richiede la distruzione dei modelli tradizionali dei valori e delle lealtà. Le nazioni, religioni, tradizioni permettono alla gente di esprimere la solidarietà a vicenda; sono i nemici naturali di tutta la tirannia. Mezzi di globalismo per dissolvere questi legami che tengono insieme la società, rendendo ad uomini i meri consumatori e membri perfetti delle forze di lavoro salvo sistema globale delle istituzioni sovranazionali responsabili a nessuno. Un tal sistema di mobilità globale di capitale e di lavoro, cioè un’economia di mercato globale, tende all’anarchia al micro livello, quindi richiedente ulteriore autorizzazione del livello sovranazionale di applicare una pace che gli stati dell’individuo non possono più conservare.

Ciò è cui le classi politiche di tutti i paesi occidentali, compreso gli Stati Uniti, stanno lavorando per. I musulmani con la loro ambizione di Jihad e la sinistra con la sua utopia multiculturale puerile sono veduti appena come forze ausiliarie utili, che è la ragione per la quale sono date la loro testa.

Ciò è dietro gli slogan della democrazia di diffusione del „“e la libertà del „“e controllo del „buon “ecc; e questo è dietro le frasi di arricchimento culturale nel „“, tolleranza del „“, cultura benvenuta del „“ecc. È probabile che il responsabili credono in cui dicono. Probabilmente realmente credono che lavorino per un sistema di pace e di libertà. Purtroppo, questo richiede che gli oppositori siano non solo nemici, ma diavoli, apparentemente lavorando per la guerra e la tirannia. Il concetto utopistico del mondo del „uno “implica una iper-moralità e comporta la disumanizzazione del nemico.

Paesi avversari d’etichettatura mezzi degli stati canaglia del „“: per non rimanere con le norme giuridiche stabilite riguardo a questi paesi. Come il mio proprio paese due volte è stato dichiarato uno stato canaglia nel secolo scorso, conosco di che cosa sto parlando e vedendo quanto anche un mero sondaggio d’opinione provoca facilmente l’odio etnico anti-Tedesco puro fra gli Americani (penso che atteggiamento del ` s di Auster sia rappresentativo), ` t di isn duro per immaginare che cosa la reazione sarebbe se la Germania combattesse seriamente l’islamizzazione. Anche i conservatori gradiscono Auster, io suppongono, ` t del wouldn fanno una pausa il nostro lato.

La tortura dei terroristi cosiddetti a Guantanamo ed altrove non fa un’eccezione dalla regola dovuto i requisiti irrefutabili di sicurezza nazionale (a proposito: se fosse necessario da esaminare il driver del ` s di Bin Laden, perché era non necessaria per esaminare Bin Laden egli stesso?) ed il cadavere di lancio del ` s di Bin Laden nel mare è la conseguenza di questa de-umanizzazione. Allo stesso tempo, è un avvertimento a tutto l’oppositore del nuovo ordine mondiale, Fe per i counterjihadists, che non hanno probabilità di trattamento secondo le norme democratiche civilizzate se la loro opposizione diventa troppo forte.

Che cosa fanno oggi con Bin Laden è che cosa hanno fatto ieri con i generali tedeschi e che cosa faranno domani con chiunque che combattono la loro utopia. Quel ` s perché indosso il ` t celebra la morte del ` s di Bin Laden.

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The Third War Against Germany

The crucial question to any Western conservative is why our nations seem to have completely lost their will to survive and flourish. The following text, first published by Judith in „Vaterland“, December 281h, 2010, highlights the methods with which one nation was made lose this will. So this article is not on German self-pity or on accusing the allied nations. Read what was done in Germany as a blueprint to be applied anywhere.

Translation by Manfred Kleine-Hartlage:

In his book „Die Psychologie der Niederlage“ (The Psychology of Deafeat), Thorsten Hinz calls it „the third war against Germany“:  The time after 1945 when after the bombs the psychological warfare started – a war that hasn’t stopped up to now. Hans-Joachim von Leesen names in his worth reading essay the institutions, the means, the methods and the compliant assistants.

The Re-education of the Germans as a Part of Psychological Warfare

Hans-Joachim von Leesen

The third war against Germany

[…]

„We will extinguish the entire German tradition.“

After the war Archibald McLeesh, then Deputy US Secretary of State, who had founded, in 1939,  the institution of the Psychological Warfare in the USA, at the Potsdam conference defined the aim of the re-education: to change the character and the mentality of the German nation, so that Germany, finally, a life without supervision could be permitted. This required inevitably  a treatment of the Germans comparable to that of a criminal in a modern prison. „We will extinguish the whole German tradition.“ At the end of this process, a German „Self Reeducation“ would have to stand (detailed in Schrenck-Notzing, Charakterwäsche, as well as in Mosberg, Reeducation).

„General psychic inferiority of the German human“

In the „Report of a Conference on Germany after the War“, worked out in Summer, 1944 by „Joint Committee on Post-War-Planning“ at the Columbia University, New York City, the timetable was found for the re-education of the Germans which became then an official directive on the American post-war policy. (reported in Mosberg, Reeducation.)

It was developed by scientists from the faculties of  medicine,
psychology, sociology etc.
The Swiss psychoanalyst C. G. Jung who belonged to the  spiritual fathers  had warned against making a difference between „decent and indecent“ Germans (cited in Mosberg, Reeducation). The Germans are  „collectively guilty“. The reason for this is a „general psychic inferiority of the German human“. In his view the Germans are „degenerated“. The only effective therapy was that the Germans were to be made recognise their guilt, and that they publicly confess being guilty  over and over again.

The Stuttgart guilt confession of the Protestant church of Germany

One of the first steps to this aim was the Stuttgart confession of the Protestant church of Germany (EKD). As the leaders of the German Protestant church which belonged predominantly to the „Confessing Church“ [Bekennende Kirche; a group of anti-Nazi theologians] tried to join the World Council of Churches that was being built up at that time, the condition was that they had to confess German guilt publicly. Secretary general of the World Council of Churches was of the Dutch Visser’t Hooft which had belonged during the war to the British Secret Service.

On the 18th/19th of October, 1945 the leaders of the German Protestants, from bishop Lilje and pastor Martin Niemöller to Dr. Dr. Gustav Heinemann, declared the desired confession, not only for the Protestant church, but for the German people as a whole, so, for example, also for the Catholics and those without denomination. (In detail the Kiel theology professor Walter Bodenstein in „Ist nur der Besiegte schuldig? Die EKD und das Stuttgarter Schuldbekenntnis von 1945/Is only the defeated guilty? The EKD and the Stuttgart confession of 1945“)

Press, radio, film

Over and over again, you are confronted with the re-educators‘ assumption that the collective guilt of the Germans had its cause in their biological disposition. This was to be imprinted on their memory until they are persuaded of it themselves. The instruments were the media, at that time above all press, radio, and film.

First of all, the media available in Germany  had to be removed. They were forbidden. The next step was to remove all men and women from public life who could have opposed to Re-education . Between 314,000 and 454,000 persons (the information in literature differ) disappeared in internment camps up to three years, without a basis in international law
and without accusation – from BDM [Bund deutscher Mädels = League of German Girls, Hitler’s girls‘ organization] leaders up to high ministry officials, from local group leaders of the NSDAP, to authors and diplomats.

The staff of the radio companies was dismissed, the leading journalists and publishers were imprisoned in internment camps. The German media were first replaced by radio stations of the allied military governments. What they had to publish was delivered by the occupying powers and their news agencies, in the US zone the DANA, later DENA, in the British under the direction of Sefton Delmer, a leading man of the PSW, the German news service = GNS. Newspapers and radio stations in German language were forbidden to publish anything but what these agencies provided.

After some time one loosened the personnel politicy and also hired journalists who were no emigrants, but were neutralised in the third Reich for political reasons. After one to two years the first editors trained by the occupying powers started working. (An impressive picture is delivered by the German first hour journalists Richard Tüngel and Hans Rudolf Berndorff in their book „Auf dem Bauche sollst Du kriechen“ that appeared in 1958.) The campaign in the US zone was headed by Leon Edel, later Eugene Jolas. The head of the press officers was the Intelligence Officer Alfred Rosenberg.

Strict supervision

The German journalists worked under strict American or British control. They had to implement tha strategy of psychological warfare. The crucial purpose was that „the Germans confessed their collective guilt, and that they were persuaded of their inferiority“, as Helmuth Mosberg writes in „Reeducation – re-education and licence press in the post-war Germany“ , his dissertation that also appeared as a book. „Every journalist had to be a reeducator“.

The German character is washed

In the long run, one couldn’t  feed the Germans only with newspapers and radio programs of the allied military authorities. Thus one searched for Germans who seemed suitable to run the newly founded newspapers. About that Caspar von Schrenck-Notzing reported already in 1965 in his basic work „Charakterwäsche“ which appeared again and again in new editions and recently in a revised version. The new German newspaper and magazine publishers should represent „the other Germany“, i.e. be people who differed from the present Germans clearly. Competence was secondary, compared with character.

The victorious powers assumed that most Germans had a wrong character because they had been shaped by their authoritarian families. What kind of men had to belong to the new élite had been worked out by a professional group of scientists under the direction of Max Horkheimer (we will meet him again as one of the mentors of the 68th revolt) and been presented in a 5-volume work „Studies in Prejudice“ , among whose authors were f.e. Theodor W. Adorno, Else Frenkel-Brunswik, Daniel J. Levinson, R. Nevitt Sanford. They wanted to uncover and to exterminate the prejudices from which the Germans allegedly suffered. Literally: „Extermination means re-education which is academically planned.“ With it „potentially fascistic individuals“ were to be uncovered.

Thus one searched for people in whose personality the values typical in Germany, like „externally correct behaviour, diligence, ability, physical cleanness, health and uncritical behaviour“ did not exist, because these qualities hide supposedly „a deep weakness of the own ego“. [No, this is not a translation mistake! The allied considered just such men qualified for leadership of German media who did not have these qualities. M.K.-H.]
The considered persons were asked, among other things, how their relation to father and mother was. One preferred men who had a broken relation to her parents, i.e. were not formed by the authoritarian German family. And they went forward with good conscience, as they regarded the Germans as ill, as patients who had to be cured of her paranoia. The new newspaper publishers and editors in chief were submitted to suitable tests, and if they turned out to have such broken characters, they were shortlisted.

So to speak, as a reward they received the licence for a newspaper or magazine, of course still supervised by the press officers. The new newspaper publishers avoided offending against the given rules, otherwise they would have lost the licence or their position. Most worked as requested, and even real beliefs played a role, as most people prefer being on the winnig side.

It goes without saying that the trials against the German ruling class and against supposed and real war criminals played a major part in the reeducation. The trial in the international military court of law in Nuremberg against the leaders of the Reich as well as the next ones of the American military justice were reported by the newspapers of the allied military governments. They had to make clear the collective guilt to the German population in all details, and at the same, to justify the allied war crimes as for example the aerial war against the civilian population.

Every journalist has to be an Re-educator

All these measures were in harmony with the main demand of psychological Warfare : to separate the enemy people from its leaders. This was already an aim of the allies in the First World War when the Kaiser was allegorized as a monster dripping with blood. All newspapers as well as the broadcasting company were subject to the principle that every journalist had to be an Re-educator. If he did not obey this, he ran the risk to lose his job. This explained not least the line loyalty of publishers and editors (in detail Mosberg, Reeducation). When in 1949 the Federal Republic of Germany was founded, the licensing of the press by the military government came to an end. But in the years from 1945 to 1949 one had educated a younger generation, which had passed through the school of the Re-educators supervised by the military governments.

This explains why today the German journalists,
though free in their judgment on single subjects, have to agree with some basic statements, f.e. the German collective guilt and Germany’s exclusive responsibility for the Second World War, however.

(…)

U.S. Strategy for Europe: Re-education

First published as Die US-Strategie: Umerziehung Europas“ in “Korrektheiten” on February 11th, 2011, by Manfred Kleine Hartlage

Translation and Introduction: Kairos

The Jews pose a determined threat to the nations and peoples of the West. I am not being extreme or anti-Semitic, when I say so.

While translating this article I followed the discussion about Manfred Kleine-Hartlage’s response to Lawrence Auster on the Korrektheiten, Gates of Vienna and Austers View from the Right.

It is interesting to see how views of the German people are revealed that would automatically be regarded as “racism” and “hate” if proposed the other way around. A commentator posted the Latin proverb “quod licet Iovi non licet bovi” (what Jupiter may do is forbidden to the ox).

When a German would call the American (or the Turkish –or even the Jewish) people – the whole people – a “threat to the nations and peoples of the West” it would be “intolerable” and so on – my provoking first sentence is just what Auster said about the Germans. I just changed “Germans” into “Jews” and “anti-German” into “anti-Semitic.”

Some commentators denied American influence in Europe and even in the Arabic world.

Thanks to Wikileaks we got an insight into American foreign policy, and Manfred analysed this paper. In this text one can find proof of the aims of the so called NWO (new world order) that is not a conspiracy theory. As Manfred wrote on Gates of Vienna:

I think speculating about a „conspiracy“ is fruitless. I guess there are conspiracies, but most of the job is done openly. The „networks“ I refer to are well known: CFR, Atlantic bridge, Bilderberg, American Council on Germany and so on, and a lot of related institutions which don’t conceal at all what they are aiming at: You’ve just to translate their ideological phrases into plain English to see what they want. The co-ordination within this network wouldn’t work if there wasn’t an ideological basic consensus.

I think many American or British readers will reject the idea that the globalistic acteurs behind the NWO are the worst enemies to all nations, because they do not like the idea that their elites are criminals. Well, I do not like the knowledge about how criminal the cabinet of Chancellor Merkel is, either, because it is very embarrasing. But I dislike even more if one makes a fool of me as our politicians do.

And no one – particularly not Manfred Kleine- Hartlage, the author of “Das Dschihadystem”  (The Jihad System) – says that Islam was any good to us. But think about what this “religion” would look like, if we never had opened our borders for mass-immigration of muslims. Why should we even care what they do in their desert? Why do we have to secure our air traffic in a nearly maniac way? Could there be islamic terror in American and European cities, if there were no muslims who could carry out such terroristic attacs?

So, when you read this analysis, keep in mind that it is not the American people that is criticized, but the American government and several NGOs. An agenda, an ideology that will destroy all Western culture, if we do not stop it – and would destroy it even if there was no Islam at all!

Kairos-

As the author, I subscribe what Kairos says. I am well aware that most Americans neither know nor agree with what is described below as their leaders‘ strategy for Europe, and that this strategy is by no means in their interest. So when I refer to „America“ in this text, this means the ruling elites.

– Manfred Kleine-Hartlage –


Wikileaks Reveals a US Strategy for France

There still seem to be people who consider Wikileaks an overestimated enterprise of whose publications too much fuss is made. Such people could not explain up to now why the American government persecutes Wikileaks and its founder with such fervent hatred. Now, at the latest, however, everybody should know better: The publication of a strategy paper of the US embassy in Paris, including no  less than an American programme for an ideological and cultural pole reversal and forcing into line of France. This highlights the methods with which the USA subject entire countries — against the will of their people and behind the back of the public — to her ideological and power-political interest.

Up to now it was whispered only in the niches of the NWO-theorists and was dismissed by the published opinion — provided that it noticed it at all — as „a conspiracy theory“. Now that we have got a direct insight into the propaganda kitchen of the Americans, we should seize the opportunity to  evaluate the knowledge we won :

The paper is all the more informative as it comes from a subordinate office, namely from an embassy, which ordinarily does not elaborate political draughts, but implements them; and just because the author obviously does not find it necessary to explain the legitimacy of the aims and methods outlined in it towards his superiors, it is evident that he already assumes their consensus. We can assume that the strategy developed in this paper is representative for U.S. foreign policy, and that the USA pursue comparable strategies also in other countries.

In this context it is interesting, for example, that the paper deplores:

The French media remains overwhelmingly white, with only modest increases in minority representation on camera for major news broadcasts.

In Germany this nuisance resp. its removal was precisely an object of the „integration pact“ [between the Federal Government and Muslim leaders]. What a coincidence!

Interesting, however, is the implicitness with which the native French are characterised by the fact that they are „white.” For the Americans it is apparently quite natural consider this a racial issue – while the opponents of this policy, as soon as they state it, would promptly be accused of „racism“.

The paper shows that American foreign policy is designed to influence not only the current politics of its allies, but also the composition of their élites, with special emphasis on future élites. These future French élites are to be recruited and indoctrinated in a way that their ideology is compatible with that of the American élites. Whether it is compatible with that of the French people, besides, is second-rate; we will get to it. This has little to do with the usual methods of diplomatic influencing. Rather it is comparable to the attempt not to influence a person by talking to her, but by manipulating her brain.

Just the fact that this can be tried, namely without a sign of bad conscience or even awareness of a problem, shows that the idea of national sovereignty plays no role in the thinking of the American political élites. What was always valid for the much-cited „backyard“ of America, for Latin America, now also is valid for the states of Europe.

If we examine this text now with respect to aims, ideology, and methods of the American influencing, we win at least a partial answer to the question, why the peoples of Europe are obviously under the spell of a self-destructive ideology, and why this ideology is affirmed the more determined the closer we come to the centres of social power. It is not just a coincidence, but result of strategical influencing, that just the élites, whose job is traditionally the preservation and development of a community, do exactly the opposite.

Aims of the U.S. Strategy in France

The aim of this strategy is, in general, the implementation of “American aims and values”. What sounds so trivial that one would like to overlook it, actually contains explosive political implications. Such a phrase is far from being self-evident: Many Americans may not be aware of it, but the word connection “aims and values” is an American speciality. In the foreign policy think tanks of other countries one may also talk about values, as well as about aims or interests. But to pack both into one formula, is typical not only for that paper, but in general for the political language of America, and only America. Continental Europeans with their rather cynical approach to politics tend to consider this emphasis on values just a rhetorical ornament by which power-political and economic interests are decoratively disguised. (Most Europeans have been educated in a Catholic or Lutheran tradition, and the typically puritanical connection of faith and business – or “aims and values”, values and interests – is strange to us.) The self-evidence, however, with which Americans use this formula is not of the kind that expresses a trite phrase, but reflects a deeply internalized ideology.

As far as the political language of European countries refers to „values“, this happens mostly in connection with a concretion – democratic values, liberal values etc. But it would be extremely strange if the German Foreign Office spoke of “German values” and declared spreading them the aim of its policy. This is, again, a specific American feature. Whatever the mentioned values may be – and we will get on to which these are: They are expressively declared American values, which implies: One thing they are certainly not: French values.

To alienate a foreign nation from itself, its values and traditions, seems to be a legitimate aim of American foreign policy. Although the paper defines the aim as leading back the French to their own values (or rather to that what the U.S. administration regards as such), the very fact that efforts from abroad are considered necessary reveals that we are talking about re-education.

The motto is: If what is called “American values” is not universally accepted in reality, change reality! Whether the spreading “of American values” serves to promote American interests, or whether vice versa American power politics serve the spreading of these values, is as fruitless as the question whether the hen or the egg came first – in the same way it was impossible to determine for the Soviet Union  the relation of ideology and power politics by treating the one as a function of the other. It is about two components of the same politicial approach that support each other. Exactly this, internalized as a self-evident fact, is implied in the phrase “American values and interests”.

The Ideology behind the U.S. Strategy

The traditional American view of democracy is that there should be governments

deriving their just powers from the consent of the governed.

Democracy means that the people determines by whom it is governed. However, the U.S. strategy is based upon quite a different ideology, as becomes obvious in Rivkins paper: Democracy is if all ethnic and religious minorities are represented in the ruling élites.

Not the fact that the French élites are selfrecruiting to an unusually high degree is the problem from the American point of view, at least not per se. For this there are arguable reasons: Whether one may criticise or justify it,  in all western countries „democracy“ actually consists basically in the chance to decide which one of two élite groups shall rule. It is the more remarkable what the US embassy actually does criticize:

It is no problem that access to active politics traditionally is refused to the vast majority of the French. But it is a problem that minorities are excluded, either. Implicitly, the idea of a people, consisting of free individuals with the same rights, is given up in favour of the idea of the „nation“ as an arrangement between ethnic groups; if there is not one people, but several of them in the same state, then they all must be represented. However, in this way the idea of democracy in the classical sense of the word is also abandoned. The hypocrisy of the phrase to help the French realize „France´s own egalitarian ideals“ or „of realising its respected democratic values more completely“, turns out here. It is rather about reinterpretation of concepts like „egalitarian“ and „democratic“ to something that would stand no chance to be consensus even in the USA – least of all in France; without mentioning this reinterpretation with just one syllable. Re-education.

One assumes that France is not not going to become a melting pot of the kind the USA – partly wrongfully – claim to be, but that especially muslims, but also blacks, will still reserve their loyalty in the future for their own ethnic or religious group. The access to the élite, according to the paper, should thus not depend on overcoming this attitude and identification with the French people, but is propagated as a right derived from „democracy“.

In this way, a society splitted in parts is raised to an utopian ideal and this just with the claim to prevent that France “will be a more divided country”. Newspeak.

Here, the amalgamation of the ideological with the power-political component of this strategy appears as in a textbook:

… undeniable inequities tarnish France’s global image and diminish its influence abroad. In our view, a sustained failure to increase opportunity and provide genuine political representation for its minority populations could render France a weaker, more divided country. The geopolitical consequences of France’s weakness and division will adversely affect U.S. interests, as we need strong partners in the heart of Europe to help us promote democratic values. Moreover, social exclusion has domestic consequences for France, including the alienation of some segments of the population, which can in turn adversely affect our own efforts to fight global networks of violent extremists. A thriving, inclusive French polity will help advance our interests in expanding democracy and increasing stability worldwide.

The French people must stop pursuing its own interests because the people of the Third World expect – as a reward for the acceptance “of American values” (and military bases) – the right to join without further ado every European state people without having to assimilate even culturally. What is the existence of the French people, what its rights, what its interests, compared to the uplifting view, “to spread the democracy and stability worldwide”?

One sees here how oversimplifying it would be to understand this policy only as „imperialistic“ in the narrower sense, which would imply that “the west”, or even the USA, want to rule the rest of the world; it is as much a matter of melting the European peoples (and white America) with this world and of establishing an order which allows this fusion. It is, well, about a new world order (NWO).

I’ve mentioned above what in the context of this order is to be understood by democracy. Stability means that there should be no more people which could  as a unity, capable of acting, elude this order, let alone even question it. As it is not possible to exterminate the human need to unite to groups, one shifts the formation of groups to the subnational level, turns the civil society into a society of tribes and immobilises these tribes by making their leaders profit by the fleshpots of the system. With that said we come to the methods:

 

The Methods of France’s Ethnic Change or: How to Make a Nation Commit Suicide

Tactic 1: Engage in positive discourse

First, we will focus our discourse on the issue of equal opportunity.

The same trick with which leftist ideologies always are put through. As well as the gender egalitarianism (gender mainstreaming), the systematic hermaphroditisation (dt. “Verzwitterung”) of the society is hung up on the subject of the „equal rights“ with which it has to do nothing at all in reality, a strategy of the re-education, infiltration and national disintegration is tying up to the realisation of a social utopia with the subject of „equal opportunities“.

When we give public addresses about the community of democracies, we will emphasize, among the qualities of democracy, the right to be different, protection of minority rights, the value of equal opportunity, and the importance of genuine political representation.

Propaganda to reinterpretate terms, see above.

In private meetings, we will deliberately direct questions about equal opportunity in France to high-level, non-minority French leaders. Rather than retreating from discussions involving two sacred cows in France …

Massive pressure behind closed doors so that no one gets the idea to ask where several changes, that seem to have happend on their own, come from.

…we will continue and intensify our work with French museums and educators to reform the history curriculum taught in French schools, so that it takes into account the role and perspectives of minorities in French history.

It is about manipulating concepts of history. As I wrote one year ago, this belongs to the core of the NWO agenda, “because globalism is the ideology of the ruling, and, among other things, this means that there may be no divergent concepts of history! Not only the historical facts must be indisputable, no, also the interpretation of these facts and the perspective from which one looks at them has to be the same – which, however, will not be the case as long as the nations themselves are masters of their history and its interpretation. For each of them the own concept of history is shaping her identity. History is for nations about the same thing as is memory for the individual:  the condition for understanding oneself as an individual, remaining identical with himself from birth to death.

A people which gives up its souverignity of interpretating its own history will sooner or later cease to exist. And, as I have demonstrated somewhere else, this is exactly what the NWO requires.”

At the end of this process there will be, presumably, history books like they already exist in America, books like this one:

Tactic 3: Launch aggressive youth outreach

Third, we will continue and expand our youth outreach efforts in order to communicate about our shared values with young French audiences of all socio-cultural backgrounds. Leading the charge on this effort, the Ambassador’s inter-agency Youth Outreach Initiative aims to engender a positive dynamic among French youth that leads to greater support for U.S. objectives and values.

Your values, this is the message, are not the ones of your forefathers, but the ones of America. I hope the young French remember that „Little Red Riding Hood“ is a French fairy tale, and put the question why this strange grandmother has such a big mouth, before it is too late.

To achieve these aims, we will build on the expansive Public Diplomacy programs already in place at post, and develop creative, additional means to influence the youth of France(…)We will also develop new tools to identify, learn from, and influence future French leaders. (…) We will build on existing youth networks in France, and create new ones in cyberspace, connecting France’s future leaders to each other in a forum whose values we help toshape — values of inclusion, mutual respect, and open dialogue.

A subtle brainwash of the future elites of Francem so that the mentioned “values” are implemented „on their own“.

 

Tactic 4: Encourage moderate voices

Fourth, we will encourage moderate voices of tolerance to express themselves with courage and conviction. Building on our work with two prominent websites geared toward young French-speaking Muslims — oumma.fr and saphirnews.com

I wonder whether the Muslim readers of these blogs know about with whose minions they deal with?

we will support, train, and engage media and political activists who share our values.

They really leave nothing to chance. The future globalistic propagandists are put from the outset in the start holes for their media career.

We will share in France, with faith communities and with the Ministry of the Interior, the most effective techniques for teaching tolerance currently employed in American mosques, synagogues, churches, and other religious institutions.

Does the American people know that such techniques of mass manipulation are applied to itself at home – orchestrated by the government?

We will engage directly with the Ministry of Interior to compare U.S. and French approaches to supporting minority leaders who seek moderation and mutual understanding …

The French should get a tutorial in agitprop.

… while also comparing our responses to those who seek to sow hatred and discord.

Sounds quite creepy. As this is to be coordinated with the Ministry of the Interior, it is probably about the application of state instruments of power against dissidents. In Germany one calls such “Fight against the Right”, and here also institutions of the state and established politics take part in it – in harmony with left- wing extremists who are simple-minded enough to see themselves as fighters against U.S. imperialism.

Tactic 5: Propagate best practices

Fifth, we will continue our project of sharing best practices with young leaders in all fields, including young political leaders of all moderate parties so that they have the toolkits and mentoring to move ahead.

What is done for future journalists, is done also for future politicians. Some, namely the ones loyal to the line, are supported. The others will probably physically experience the results of the American exchange of views with the French Ministry of the Interior.

We will create or support training and exchange programs that teach the enduring value of broad inclusion to schools, civil society groups, bloggers, political advisors, and local politicians.

Many thin threads give thick gallow rope.

The ambassador saves his best idea for the end: the ultimative hope,

that they [young members of minorities in France], too, can represent their country at home, and abroad, even one day at the pinnacle of French public life, as president of the Republic.

Which would document the loss of power of the native French, possibly in such the way Barack Obama’s presidency had documented the “end of the white man’s rule”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

From a German Point of View: a Reply to Lawrence Auster

[This article, with an introduction by Baron Bodissey, was also published in Gates of Vienna]

At May 6, Lawrence Auster posted a comment on Germany‘s reaction on Bin Laden‘s death – a comment suddenly highlighting political tensions most of us are normally not aware of. I think it is worthwhile to examine Mr. Auster‘s argument to make clear the nature of these tensions, and what they could mean to the Counterjihad.

Auster‘s starting point is that Chancellor Angela Merkel has been criminally charged for expressing delight over Bin Laden‘s demise. He then quotes a poll according to which „64 percent of Germans do not see the death of Osama bin Laden as something to be celebrated“. To Auster, this indicates the „spiritual death“ brought upon Germany „by the consistent application of liberalism“.

There are some points Auster doesn‘t seem to understand: First of all, the question was not whether Bin Laden‘s death was good or bad, but whether one should celebrate it. In Germany, many terrorists have been killed by security forces during recent decades, and some commited suicide in jail. In no single case did a German government express satisfaction or delight about it, and in no single case there were public celebrations of the kind we are now witnessing in America. Celebrating anyone‘s death, and be it that of an ennemy, is considered undecent in Germany, and therefore, Mrs. Merkel‘s statement was at least an embarassing faux pas, regardless of whether it was illegal or not. It‘s something that is simply not done in this country.

I don‘t blame Mr. Auster for not knowing and not understanding the customs of a foreign country, I just think he should be reluctant to judge what he doesn‘t understand.

Up until now, this has been just a minor disagreement between most Germans on the one hand and most Americans on the other. Given the irrelevance of what we are talking about, it is all the more dismaying that Auster seizes this opportunity to trigger an avalanche of hate and prejudice against Germany, beginning with

And by the way, why are we keeping 50,000 U.S. troops, at a cost of billions a year, in that dead land? For what purpose, other than feeding their economy, which happens to be the largest in Europe?

Well, they are not here to protect Germany from invasions. Indeed, we are invaded, as any European nation is, but the U.S. is the last country who would like to protect us from that – we will pick up this point below. The U.S. have bases in Germany because U.S. forces in the Middle East are supplied from here (and kidnapped persons are distributed from here to secret CIA jails around the globe).

Just think, if the anti-Hitler plotters in 1944 had succeeded in killing him, and if some German leader had expressed his joy, this German judge, if translated back to 1944, would seek to punish him. I guess Germany hasn’t changed so much after all, hmm? Pure liberalism, which the Germans in their humorless fanatical thoroughness aspire to as the opposite of Nazi totalitarianism, is another form of totalitarianism. And in the same way, as I have often remarked, the German-championed transnational opposite of the Nazi nationalism which sought to destroy the nations of Europe, is also destroying the nations of Europe. One way or another, whether in their Nazi form or in their hyper-liberal form, the Germans pose a determined threat to the nations and peoples of the West. To paraphrase Churchill’s famous remark about the Germans, they need to be kept at our feet, or else they will go for our throat.

And he adds

I am not being extreme or „anti-German“ when I say that.

which indeed shows that he doesn‘t share German humourlessness.

The Germans agree with me. They see themselves as a threat to others. That’s why they say that the EU is necessary, to keep them, the ever-threatening Germans, in check.

Many Germans are speaking so, because they were told to speak and think such things. They were taught to consider thousand years of German history just as a pre-history of Hitler. They were taught to regard their history as merely a history of crimes. They were taught that they are a danger to others. They were taught that patriotism and „nationalism“ are the same thing, and that the latter is the root of all evils in the world. They were taught to hate themselves.

It started with the re-education from 1945 on, and this re-education is still going on. To poison an entire nation with self-hatred turned out to be a working concept, and this concept, once successfully applied, was generalized to the Western world as a whole, and as the concept of „white guilt“  is now undermining our civilization. This is nothing you should blame the Germans for. They were just the guinea pigs.

The million-dollar-question is: Why is this done, and who does so?

Mr. Auster may not understand much about Germany, but he has quite correctly understood that we don‘t share the feelings of triumph on Bin Laden‘s death – not due to appeasement, or liberalism, or decadence, and not only due to a special German concept of decence described above. It may be shocking to some, but even militant counterjihadists like me don‘t share it.

Yes, Bin Laden was our enemy, but on the list of our enemies he was not number one, and even not number ten. Islam is marching forward in Europe not by terrorism, but by immigration and ethnic struggle, with strong support from the international political elites. It makes no sense to assert a difference between American and European elites, because they all belong to a transatlantic network centered in, but not confined to, America. Within this network, strategies are made compatible with each other, so that there is no such thing as a strictly national policy. There are disagreements on minor questions, but the general direction is towards establishing a global uniform civilization. The EU is part of this process, and an analyst blaming just Germany for that, as Auster does,

The problem is that the German-led EU which in the German mind is aimed at suppressing the German nation, must suppress all other European nations as well. This is why, just as German nationalism could not be allowed to rule Europe, German anti-nationalism also cannot be allowed to rule Europe. Germany must not rule, period.

proves that his hatred of a particular country is stronger than his analytical capabilities.

Why is the leading power in the „war on terror“ at the same time urging France to open herself to islamic infiltration and secretly fostering this infiltation, as we know by Wikileaks (and there is no reason to assume that the same strategy is not applied to other European countries)? Why is the European power most passionately joining this war – Great Britain – at the same time and with the same passion engaging in its self-Islamization? Why are the Anglo-Saxon powers, while at war with more than one Islamic country, urging Europe to enlarge the European Union more and more, predictably with the result that Turkey and North Africa will join the club, thereby opening Europe to a flood of Muslim immigrants?

The obvious answer is that westernization of the Islamic world and islamization of the Western world are two sides of the same coin.

Establishing a global uniform civilization requires the destruction of traditional patterns of values and loyalties. Nations, religions, traditions enable people to express solidarity with each other; they are a the natural enemies of any tyranny. Globalism means to dissolve these ties that hold society together, making men mere perfect consumers and members of the labour force, subject to a global system of supranational institutions responsible to nobody. Such a system of global mobility of capital and labour, i.e. a global market economy, tends to anarchy on the micro level, thereby requiring further empowerment of the supranational level to enforce a peace the individual states are no longer able to preserve.

This is what the political classes of all western countries, including the United States, are working for. The Muslims with their jihad ambition, and the Left with its childish multicultural utopia are just seen as useful auxiliary forces, which is the reason why they are given their head.

This is behind the slogans of spreading „democracy“, and „liberty“, and „good governance“ and so on; and this is behind the phrases of „cultural enrichment“, „tolerance“, „welcome culture“ and so on. It is probable that the responsible believe in what they say. They probably really believe that they work for a system of peace and freedom. Unfortunately, this demands that opponents are not only enemies, but devils, seemingly working for war and tyranny. The utopian concept of „one world“ implies a hyper-morality and entails the de-humanizing of the enemy.

Labelling opposing countries „rogue states“ means: not to abide with established legal standards with respect to these countries. As my own country has twice been declared a rogue state in the last century, I know what I am talking about, and seeing how easily even a mere opinion poll provokes pure anti-German ethnic hatred among Americans (I think Auster‘s attitude is representative), it isn‘t hard to imagine what the reaction would be if Germany seriously fought Islamization. Even conservatives like Auster, I suppose, wouldn‘t stand by our side.

Torturing so-called terrorists in Guantanamo and elsewhere is not an exception from the rule due to irrefutable requirements of national security (by the way: if it was necessary to examine Bin Laden‘s driver, why was it not necessary to examine Bin Laden himself?), and throwing Bin Laden‘s corpse into the sea is the consequence of this de-humanization. At the same time, it is a warning to any opponent of the new world order, f.e. for counterjihadists, that they have no chance of being treated according to civilized democratic standards if their opposition becomes too strong.

What they do today with Bin Laden is what they did yesterday with German generals, and what they will do tomorrow with anyone fighting their utopia. That‘s why I don‘t celebrate Bin Laden‘s death.