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Rassegna – Gerd Schultze-Rhonhof: “1939 – La guerra con molti padri„

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Schultze-Rhonhof: 1939 - Der Krieg, hatte di Väter del viele del derda Manfred Kleine-Hartlage, il primo ha pubblicato il 24 ottobre 2009: Gerd Schultze-Rhonhof: 1939 – Der Krieg, hatte di Väter del viele del der.

Traduzione dal blogger di guerra, riveduto

[Aggiornamento 28 settembre 2011: Il blogger di guerra ha prodotto un video con il seguente testo. Così se preferite i video, clicchi qui!]

Si non fa torto al maggior generale pensionato Gerd Schultze-Rhonhof di Bundeswehr, che esamini il leadup alla seconda guerra mondiale se una lo identifica un revisionista. Quelli, tuttavia, che usano l’etichetta mentre un’accusa dovrebbe essere informata della tradizione ideologica essi si uniscono in tal modo: “I revisionisti„, questi erano la gente all’interno dello SPD (a quel tempo: Partito socialista della Germania) di Bebel augusto e più successivamente in tutte le altre organizzazioni marxisti che hanno cercato di rivedere (da ri–videre latino: guardi di nuovo) e corregga gli insegnamenti di Marx e di Engels. In paesi di dove i comunisti sono venuto a potere il marchio di infamia “il revisionismo„ doveva essere evitato come la peste se soltanto perché in certi periodi la mera accusa potrebbe costare al sospetto la sua testa.

Il progresso scientifico, tuttavia, dipende dalla revisione costante, sui nuovi approcci e sull’interrogazione delle prospettive esperte e dei paradigmi stabiliti. La parola “revisionista„, se usato come rimprovero, elimina soltanto coloro che lo usa, non quei che sia destinato per identificare. Per quelli, può bene essere un titolo onorario.

Naturalmente, non ogni revisione, indipendentemente dalla disciplina scientifica, è utile solo perché è una tali. Deve essere compatibile con i dati attuali o la materia grezza ed il suo potere explantory dovrebbero uguagliare almeno il paradigma teorico stabilito. Sostenendo l’idea che la seconda guerra mondiale ha avuta “molti padri„ Schultze-Rhonhof parla contro una vista della storia (una che gli storici professionisti all’interno del loro commercio descrivono nel modo molto più differenziato che è presentata dentro, per esempio, libri di scuola o settimanali di attualità) che può essere riassunta come segue:

Già l’impero tedesco (prima del 1914) ha tentato d’ottenere la dominazione tedesca almeno di Europa e, se possibile, di intero mondo. Dopo la sconfitta nella grande guerra, questo desiderio, di sostegno da un’ideologia darwinista sociale, era il programma – nelle varianti moderate e radicali – della destra tedesca, compreso il più radicalmente in Hitler e nel suo partito nazista. Hitler dall’inizio ha cercato di estendere la zona di influenza della Germania con l’eliminazione successiva degli Stati confinanti per guadagnare la forza per combattere contro i gran potenza, disattivare la Francia e la Gran Bretagna, distruggere l‘Unione Sovietica, quindi guadagnante “Lebensraum„ per i tedeschi e forse per creare la base per una guerra contro l‘America ed infine per spingere così in avanti nella dominazione del mondo.

L’elemento affascinante di questa vista della storia è – anche prima che venga alle fonti ed ai fatti – la sua struttura narrativa: c’è una chiara divisione fra il bene e male e c’è una curva di suspense: La malvagità è sviluppata finché non diventi quasi, ma soltanto quasi, sopraffacendo, poi è messa nel suo posto da un piccolo villaggio gallico – Regno Unito – ed infine si distrugge da un cavaliere bianco intrepido, America. E c’è una morale della storia.

Questa struttura è doppiamente abituata: da un lato, corrisponde a quella di una fiaba, d’altro canto – con il motivo della battaglia finale fra il bene e male – a quella dell’apocalisse. Naturalmente, quello non significa che non può essere vero. Appena dovete essere informato fino a che punto questa vista della storia stabilita incontra le aspettative della letteratura di qualità e fino a che punto risponde alle esigenze quasi religiose.

Molti anni fa i pedoni sono stati attirati in una trappola [la versione tedesca di] “dalla macchina fotografica nascosta„ da un passante, apparentemente con una mappa a disposizione chi ha chiesto le direzioni alla stazione ferroviaria ed ha fatto ai soggetti inconsapevoli spiegare il modo sulla sua “mappa„, che in effetti era un modello professionale di taglio per abbigliamento da una rivista tedesca di DIY. Il risultato di dialoghi era qualcosa di simile:

“Così, dovete ora andare diritto lungo qui…„
“Al filato del `’?„
“Sì e poi radrizzi qui…„
` Verso il ` della tasca del `?„
“Sì, sì. E giro lasciato.„
“` Che passa il foro di bottone del `’?„
“Esattamente…„

La volontà di accettare la definizione offerta di una situazione (in questo caso il modello come “mappa „) come “vero„ può essere così forte che le contraddizioni evidenti con questa definizione non siano percepite semplicemente. E non credi che questa volontà sia limitata agli argomenti sorpresi di “macchina fotografica nascosta„.

Per esempio, per anni ero stato convinto che il cosiddetto Hossbach-Protocollo del 5 novembre 1937 contenesse la dichiarazione di Hitler della sua intenzione di lanciare una guerra globale e come tali provati della precisione della vista della storia sopraccitata. Ed avevo letto il protocollo parecchie volte: ha contenuto l’annuncio di Hitler per attaccare la Cecoslovacchia e l’Austria, considerazioni in quali circostanze un tal attacco potrebbe essere eseguito e stime di come gli altri poteri si sarebbero comportati. Era un documento abbastanza serio per il processo alle prove di Norimberga, che effettivamente erano circa la tassa della progettazione “della guerra aggressiva„. Certamente era una prova importante, ma non una prova di un progetto pilota per la dominazione del mondo. Sebbene dovrei sapere meglio, era soltanto l’analisi di Schultze-Rhonhof che mi ha stimolato a leggerlo più con attenzione. Ciò è appena un esempio di quanto forte l’influenza di un’interpretazione apparentemente ovvia può essere e di quanto utile è a volte “di considerare gli argomenti di nuovo “.

Schultze-Rhonhof comincia apparentemente dal presupposto che non c’era progetto pilota e che la politica estera di Hitler è stata basata, soprattutto, sulle considerazioni tattiche particolari del momento e lui caratterizza le fasi di quella politica estera. Nessun dubbio questo presupposto è sostenuto da Hitler e dal carattere irregolare delle sue politiche‘, dalle fluttuazioni e dalle inversioni spesso estreme, dalla sua inclinazione per improvvisazione e dalla natura generalmente caotica del processo decisionale nello stato nazista.

Il punto di vista opposto dell’interpretazione predominante della storia, di quella di Hitler che unisce il dogmatismo rigoroso della teoria, di strategia e della progettazione con la pratica di opportunismo, le tattiche ed il comportamento massimi contiene i contraditions latenti; le due parti di questa vista senza cuciture non si adattano insieme. Non deve essere sbagliata, ma non posso vedere che cosa parla contro la considerazione dell’alternativa che Hitler potrebbe agire soprattutto in base alle considerazioni tattiche. Forse a lui, era più circa il suo proprio posto nella storia che circa la realizzazione delle idee aveva indicato nel 1924 in “Mein Kampf„ e forse i pensieri annotati ivi hanno più il carattere di un bacino idrico delle idee in cui potrebbe immergere quando il bisogno è sorto, ma che potrebbe anche trascurare come soddisfaceva.

Notevolmente, in un campo di ricerca adiacente, vale a dire la ricerca di olocausto, l’opposizione feroce esiste contro la teoria “di intentionalist„ interiorizzata dalle ampie bande del pubblico ed agisce in tal modo nel centro del campo, non sulla periferia. Particolarmente prominente è l’interpretazione di Hans Mommsen del processo decisionale che finalmente ha provocato l’olocausto, poichè un processo ha chiamato “la radicalizzazione cumulativa„. Il regime nazista – questo è la tesi in breve – si era impigliato nei vincoli che da soli approcci sempre più radicali esigenti come il tempo ha progredito, infine concludentesi con “la soluzione finale„. Credo che sia appropriato adottare l’idea di simile radicalizzazione graduale per la politica estera del regime, almeno come ipotesi. In questo contesto, il darwinismo sociale di Hitler prende lo stesso ruolo come l’antisemitismo fa nelle interpretazioni dello strutturalista dell’olocausto: quello è il ruolo di una struttura ideologica generale senza cui gli ultimi sviluppi effettivamente sarebbero impensabili, ma che è in sé non è i explanans adeguati.

Naturalmente, Schultze-Rhonhof fa più implicitamente quei presupposti piuttosto che esplicitamente. Non ha l’ambizione per creare un controproposta ugualmente completo per opporrsi alla descrizione storica stabilita; le considerazioni teoriche in generale sono il meno suo affare. Prova a descrivere la situazione dal punto di vista di ogni attore (Hitler, le potenze europee, i generali tedeschi, la gente tedesca) ed a capire le loro azioni per arrivare ad un quadro generale. Ciò è la forza e la debolezza del suo approccio.

La debolezza è evidente in quanto un’analisi situazionale comunque non raggiunge la consistenza della vista della storia stabilita. Basicamente, l’autore la affida al suo lettore per decidere in quale struttura teorica disporrebbe che cosa ha imparato.

Che cosa l’autore raggiunge, tuttavia, è di presente le dimensioni della conoscenza, delle esperienze e delle aspettative degli attori storici al lettore: Coloro che è cresciuto nell’era del dopoguerra possono appena immaginare l’importanza esistenziale che la domanda dei minorites nazionali ha avuta. Nel momento dopo che la grande guerra una potrebbe perdere il suo lavoro, essere espulso semplicemente, rinnegatoe o ucciso per essere il membro di una minoranza nazionale; e poiché la destra ad autodeterminazione dei tedeschi è stata tenuta a particolarmente proposito basso dagli alleati e le grandi parti dei territori con le popolazioni principalmente tedesche sono state consegnate alle nazioni straniere, era tedeschi che erano molto spesso le vittime di tali pratiche. Inoltre, poca gente saprà che l’idea “di Lebensraum„ a quel tempo era nè un concetto specificamente nazista nè tedesco. In effetti, tali idee erano i fondamenti di molte politiche coloniali. I grandi poteri coloniali, naturalmente non hanno lamentato la mancanza “di spazio vitale„, dato che avevano risolto il problema per se stessi. Che nelle nazioni gradisca la Germania, ma anche la Polonia (!) la vista era diffuso che un problema urgente stato necessario per essere risolto era il risultato di questa striscia predominante di pensiero in Europa.

Naturalmente, i concetti “di Lebensraum„ hanno incontrato le terre fertili in Germania in cui il blocco britannico di fame anche dopo l’armistizio di 1918 aveva provocato la morte fino ad milione civili e così hanno dato la credibilità alla tesi “di una gente senza (abbastanza) spazio„ (particolarmente risorse industriali e spazio agricolo) che non avrebbe raggiunto altrimenti mai tale popolarità. Ciò inoltre è prove del libro di uno Schultze-Rhonhof del punto per ricordare al lettore di. Il suo dipinto degli alleati a Versailles e le ingiustizia commesse da allora in poi non ha la funzione del servizio come a buon mercato provocato, ma servisce ad illustrare i precedenti contro cui le politiche sono state considerate ed intrapreso state allora a quei nati delle generazioni successive.

L’amore dell’autore del dettaglio conduce ai molti le comprensioni che danno l’argomento di riflessione. Per esempio, molti che si occupino degli argomenti relativi a WW2 conoscono la frase attribuita a Hitler in cui dichiara:

“Il mio soltanto timore è che qualche maiale presenta una proposta per la mediazione all’ultimo momento!„ [“L’angoscia del nur del habe di Ich, i dass il MIR im letzten il irgendein Schweinehund di momento per einen il vorlegt di Vermittlungsvorschlag. “]

La dichiarazione proviene dal discorso di Hitler davanti all’alto comando tedesco il 22 agosto 1939 e nella sua amarezza è su misura essere diffusa e completa l’immagine di un dittatore che ha fatto pressione costantemente per la guerra.
Mi aveva sorpreso sempre che Hitler dovrebbe usare così lingua volgare davanti all’alto comando del arco-conservatore senza causare la costernazione e la avevo scritta come di sottoprodotto dell’influenza nociva del Nazi-Regime che conduce ad un declino anche dei modi di più alti ufficiali prussiani. Schultze-Rhonhof tuttavia dimostra il fondatezza plausibile della teoria che non solo era questa frase non emessa mai come tale (nemmeno nello spirito della dichiarazione), ma che la versione del protocollo del discorso in questione è un falso che è stato colato al processo alle prove di Norimberga per rendere i generali tedeschi collettivamente responsabili dello scoppio della guerra.

Riguardo alla ricezione del libro la ferocità è stupefacente con cui la tesi del centro – che la seconda guerra mondiale ha avuta “molti padri„ – è sfidata: di meno così dal mestiere degli storici che, come previsto, ha trascurato il lavoro di uno straniero (Schultze-Rhonhof non è uno storico), ma specificamente dai critici del FAZ ed i giornali “del guardolo„ che usano l’opportunità ancora una volta di dare l’alimento al sospetto che serviscono il sistema di media allo stesso modo come il servire di CDU/CSU il sistema politico: come meri sostituti per conservatorismo. Interessante, la domanda se che cosa gli stati dell’autore è la verità è di nessun’importanza ai due esami. Un più prioritario sembra essere disposto sul mantenimento del genere determinato di descrizione storica ufficiale in ragione di formazione nazionale [Volkspädagogik] e sia diffamando l’autore come persona e la spinta lui – che altro? – nell’angolo giusto [in tedesco, i mezzi della metafora del giusto angolo siete identificato un neonazi].

Ironicamente, la discussione che la seconda guerra mondiale ha avuta molti padri è lontano da essere “una leggenda„, come il critico di FAZ rivendica:

Non c’è disputa seria fra gli storici che il Trattato di Versailles era una cattiva progettazione che ha fatto gli sforzi tedeschi di vendetta più probabilmente; la quella Polonia era un potere aggressivo che ha trattato le sue numerose minoranze etniche incredibilmente brutali; che la Cecoslovacchia protratced le sue edizioni di minoranza agli anni 30 e fatte per trasformarsi in in un punto conflittuale della prima classe; che la Polonia piuttosto rischierebbe una guerra con la Germania di tutte le concessioni in domande del corridoio e di Danzig e questa malgrado il fatto che le richieste tedesche abbastanza moderate del 1938 tardo e presto 1939 non abbiano contenuto reclami territoriali contro la Polonia e siano state portate in avanti non con le ultime minacce ma dopo gli anni di cooperazione del Tedesco-Polacco in uno stile poichè è consueto fra i paesi amichevoli.
E la tesi che la Gran Bretagna e la sua garanzia in Polonia ed in Francia con le sue promesse al vento dell’appoggio dei militari hanno rinforzato forse intenzionalmente la testardaggine della Polonia e così, è almeno degna della discussione. Molti padri, effettivamente.

“Ma, aspettano un minuto,„ va l’obiezione tipica, “non sono le azioni delle altre potenze europee dopo potere dell’aumento di Hitler ojectively insignificanti poiché la Germania stava andando iniziare una guerra per “Lebensraum„ comunque, come scritto in “Mein Kampf„?

No, non per quanto la Polonia. La Polonia potrebbe prendere accordi con la Germania anche senza unire il patto Anti–Comintern; Schultze-Rhonhof va ad una certa lunghezza chiarire questo punto e so di nessun storici che hanno obiettato ad una tal vista. La domanda di se la conseguenza di una tal comprensione sarebbe stata una grande guerra (contro la Francia, la Russia o chiunque), non può in tutta onestà essere risposta a. La facilità, tuttavia, con cui è affermata dalla descrizione storica stabilita può tuttavia essere meno il risultato di prova irrefutabile di fonte ma piuttosto essere basato sull’interpretazione offerta entro la grande descrizione dell’aumento e la caduta del diavolo abile Hitler, che già ha conosciuto nel 1923 che cosa farebbe nel 1943. La mera esistenza di una storia “completa„ sembra come un letto pronto in quale deve saltare semplicemente per riposare con i sogni dolci.

Se questa descrizione costituisce una buona mappa o è solo uguale ad un altro modello falso di filato, quella è per everbody egli stesso da decidere. Schultze-Rhonhof inoltre non risponde a quella domanda alla fine. Scuote la plausibilità dell’interpretazione prevalente della storia in dettaglio alcuni mettendo i fattori situazionali e tattici nella politica estera tedesca nel riflettore, ma non offre l’interpretazione in modo convincente dei suoi propri. La forza del libro vivo di conduzione del lettore nel mondo sconosciuto del periodo di periodo fra le due guerre è pagata per vicino certa miopia dell’interpretazione generale del libro. Il desiderio dell’autore di correggere una prospettiva troppo unilaterale più probabile della storia a sua volta produce una vista con gli angoli morti dei suoi propri.

Tuttavia: Il lavoro offre una ricchezza dei dettagli importanti che sono conosciuti agli esperti ma non al grande pubblico e che molto probabilmente non troverete altrove in tai densità e chiarezza. Di conseguenza, vale la pena di leggere e provoca proposito dei lettori‘ ed ulteriori domande. Nient’altro, niente di meno.

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Examen – Gerd Schultze-Rhonhof : « 1939 – La guerre avec beaucoup de pères »

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Schultze-Rhonhof : 1939 - Der Krieg, hatte de Väter de viele de derpar Manfred Kleine-Hartlage, d’abord publié le 24 octobre 2009 : Gerd Schultze-Rhonhof : 1939 – Der Krieg, hatte de Väter de viele de der.

Traduction par le Blogger de guerre, révisé

[Mise à jour le 28 septembre 2011 : Le Blogger de guerre a produit une vidéo avec le texte suivant. Ainsi si vous préférez des vidéos, cliquez sur ici !]

On ne fait pas du tort la Bundeswehr retirée Gerd Principal-Général Schultze-Rhonhof, qui examine le leadup à la deuxième guerre mondiale si on le marque un révisionniste. Ceux, cependant, qui emploient le label pendant qu’une accusation devrait se rendre compte de la tradition idéologique elles se joignent ce faisant : Les « révisionnistes », ceux-ci étaient les personnes dans le SPD (à ce moment-là : Parti Socialiste de l’Allemagne) d’août Bebel et plus tard dans tous autres organismes marxistes qui ont cherché à mettre à jour (de re-videre latin : regardez à nouveau) et corrigez les enseignements de Marx et d’Engels. Dans les pays d’où les communistes sont venus à la puissance le stigmate le « révisionnisme » devait être évité comme la peste ne fût-ce que parce que par moments la simple accusation pourrait coûter au suspect sa tête.

Le progrès scientifique, cependant, dépend de la révision constante, à de nouvelles approches et à l’interrogation des perspectives familières et des paradigmes établis. Le mot « révisionniste », si utilisé comme reproche, élimine seulement ceux qui l’emploient, pas ceux on le cense que marquer. Pour ceux, ce peut bien être un titre honorifique.

Naturellement, non chaque révision, indépendamment du domaine scientifique, est utile juste parce qu’elle est un tels. Elle doit être compatible avec les données existantes ou le matériau de base et sa puissance explantory devraient au moins égaler le paradigme théorique établi. En préconisant l’idée que la deuxième guerre mondiale a eu « beaucoup de pères » Schultze-Rhonhof plaide contre une vue de l’histoire (une que les historiens professionnels dans leur commerce dépeignent de la manière beaucoup plus différenciée qu’elle est présentée dedans, par exemple, des livres d’école ou des magazines de nouvelles) qui peut être récapitulée comme suit :

Déjà l’empire allemand (avant 1914) a essayé d’obtenir la domination allemande au moins de l‘Europe et, si possible, du monde entier. Après la défaite dans la grande guerre, ce désir, soutenu par une idéologie darwiniste sociale, était le programme – dans des variantes modérées et radicales – de la droite allemande, le plus radicalement incarné à Hitler et à son parti nazi. Hitler du début a cherché à prolonger la zone d’influence de l’Allemagne par l’élimination successive des États voisins pour gagner la force pour lutter contre de grandes puissances, de désactiver la France et la Grande-Bretagne, de détruire l’Union Soviétique, gagnant de ce fait « Lebensraum » pour des Allemands et peut-être pour créer la base pour une guerre contre l’Amérique et pour pousser ainsi finalement en avant à la domination du monde.

L’élément fascinant de cette vue de l’histoire est – même avant qu’il vient aux sources et aux faits – sa structure narrative : il y a une division claire entre le le bien et le mal, et il y a une courbe de suspens : Le mal est accumulé jusqu’à ce qu’il devienne presque, mais seulement presque, maîtrisant, est alors mis dans son endroit par un petit village gallique – Royaume-Uni – et finalement détruit par un chevalier blanc intrépide, Amérique. Et il y a une morale de l’histoire.

Cette structure est doublement familière : d’une part, elle correspond à celle d’un conte de fées, de l’autre – avec le motif de la bataille finale entre le le bien et le mal – à celle de l’apocalypse. Naturellement, cela ne signifie pas que ce ne peut pas être vrai. Vous juste devez se rendre compte dans quelle mesure cette vue de l’histoire établie répond aux attentes de la littérature de qualité, et dans quelle mesure elle sert les besoins quasi-religieux.

Il y a de nombreuses années des piétons ont été leurrés dans un piège par [la version allemande de] « l’appareil-photo caché » par un passant, apparemment avec une carte à disposition qui a demandé des directions à la gare ferroviaire et a fait expliquer aux sujets d’expérience inconscients la manière sur sa « carte », qui était en fait un modèle professionnel de coupe pour l’habillement d’un magazine allemand de DIY. Résulter de dialogues étaient n’importe quoi de pareil :

« Ainsi, vous devez maintenant aller directement le long d’ici… »
« Au fil de `‘ ? »
« Ouais, et puis juste ici… »
` Vers le ` de poche de ` ? »
« Oui, oui. Et tour laissé. »
« ` Passant le trou de bouton de `‘ ? »
« Exactement… »

La bonne volonté d’accepter la définition offerte d’une situation (dans ce cas le modèle comme « carte „) comme « vrai » peut être si forte que des contradictions apparentes avec cette définition simplement ne soient pas perçues. Et ne croyez pas que cette bonne volonté est limitée aux sujets étonnés « de l’appareil-photo caché ».

Par exemple, parce que des années j’avais été convaincu que le le soi-disant Hossbach-Protocole du 5 novembre 1937 a contenu la déclaration d’Hitler de son intention de lancer une guerre globale, et en tant que tels prouvés de l’exactitude de la vue de l’histoire citée ci-dessus. Et j’avais lu le protocole plusieurs fois : il a contenu l’annonce d’Hitler pour attaquer la Tchécoslovaquie et l’Autriche, considérations dans quelles circonstances une telle attaque pourrait être exécuté et des évaluations de la façon dont les autres puissances se comporteraient. C’était assez sérieux un document pour la poursuite aux procès de Nuremberg, qui étaient en effet au sujet de la charge de prévoir « une guerre agressive ». C’était certainement une preuve importante, mais pas une preuve d’un programme-cadre pour la domination du monde. Bien que je devrais avoir su mieux, c’était seulement l’analyse de Schultze-Rhonhof qui m’a stimulé le lire plus soigneusement. C’est juste un exemple de la façon dont fort l’influence d’une interprétation apparent évidente peut être, et d’à quel point elle utile est parfois « d’examiner des questions à nouveau « .

Schultze-Rhonhof commence apparemment à partir de l’hypothèse qu’il n’y avait aucun programme-cadre, et que la politique étrangère d’Hitler a été basée, surtout, sur les considérations tactiques particulières du moment, et il caractérise les étapes de cette politique étrangère. Aucun doute cette hypothèse n’est soutenu par Hitler et le caractère erratique de ses politiques‘, par les fluctuations et les inversions souvent extrêmes, par son penchant pour l’improvisation et la nature généralement chaotique de la prise de décision dans l’état nazi.

Le point de vue opposé de l’interprétation prédominante de l’histoire, de celle d’Hitler ayant joint le dogmatisme strict de la théorie, de la stratégie et de la planification avec la pratique en matière d’opportunisme, la tactique et la conduite maximales contient des contraditions latents ; les deux parties de cette vue ne s’adaptent pas sans problème ensemble. Elle n’a pas besoin d’être erronée, mais je ne peux pas voir ce qui parle contre considérer l’alternative que Hitler pourrait avoir agi principalement sur la base des considérations tactiques. Peut-être à lui, elle était plus au sujet de son propre endroit dans l’histoire qu’au sujet de la réalisation des idées il avait fixé en « Mein Kampf » en 1924, et peut-être les pensées notées ont là plus le caractère d’un réservoir des idées dans lesquelles il pourrait plonger quand le besoin s’est fait sentir, mais qu’il pourrait également ignorer comme il a satisfait.

Remarquablement, dans un domaine de recherche adjacent, à savoir recherche d’holocauste, l’opposition féroce existe contre la théorie de « intentionalist » internalisée par les bandages larges du public, et elle fait ainsi au centre du champ, pas sur la périphérie. Particulièrement importante est l’interprétation de Hans Mommsen du processus de décision qui a par la suite eu comme conséquence l’holocauste, car un processus a appelé « la radicalisation cumulative ». Le régime nazi – ceci est la thèse en bref – s’était empêtré dans des contraintes que seuls de plus en plus le radical exigé s’approche pendant que le temps progressait, finalement finissant avec « la solution finale ». Je crois qu’il est approprié d’adopter l’idée d’une radicalisation progressive semblable pour la politique étrangère du régime, au moins comme hypothèse. Dans ce contexte, le darwinisme social d’Hitler joue le même rôle que l’antisémitisme fait dans les interprétations structuralistes de l’holocauste : c’est le rôle d’un cadre idéologique général sans lequel les derniers développements seraient en effet impensables, mais qui est en soi n’est pas à explanans appropriés.

Naturellement, Schultze-Rhonhof fait ces hypothèses plus implicitement plutôt qu’explicitement. Il n’a pas l’ambition pour créer une contre-proposition également complète pour s’opposer au récit historique établi ; les considérations théoriques sont en général moins de ses affaires. Il essaye de décrire la situation de la perspective de chaque acteur (Hitler, les puissances européennes, les généraux allemands, les personnes allemandes), et de comprendre leurs actions afin d’arriver à un tableau général. C’est la force et la faiblesse de son approche.

La faiblesse est évidente parce qu’une analyse situationnelle en tous cas n’atteint pas la cohérence de la vue de l’histoire établie. Fondamentalement, l’auteur le soin laisse à son lecteur pour décider dans quel cadre théorique il placerait ce qu’il a appris.

Ce que l’auteur réalise, cependant, est de présent l’ampleur de la connaissance, des expériences et des attentes des acteurs historiques au lecteur : Ceux qui ont grandi pendant l’ère d’après-guerre peuvent à peine imaginer l’importance existentielle que la question des minorites nationaux a eue. Dans le moment après que la grande guerre une pourrait perdre son travail, être expulsé, désavoué ou tué simplement pour être le membre d’une minorité nationale ; et puisque la droite à l’autodétermination des Allemands a été tenue particulièrement au bas égard par les alliés, et de grandes parties de territoires avec les populations principalement allemandes ont été remises aux nations étrangères, c’était des Allemands qui étaient très souvent les victimes de telles pratiques. En outre, peu de personnes sauront que l’idée de « Lebensraum » n’était à ce moment-là ni un concept spécifiquement nazi ni allemand. En fait, de telles idées étaient les bases de beaucoup de politiques coloniales. Les grandes puissances coloniales, naturellement n’ont pas dépleuré le manque « d’espace vital », parce que elles avaient résolu le problème pour elles-mêmes. Que dans les nations aimez l’Allemagne, mais également la Pologne (!) la vue était répandu qu’un problème urgent requis pour être résolu ait été le résultat de ce filet prédominant de pensée en Europe.

Naturellement, les concepts de « Lebensraum » ont rencontré les terres fertiles en Allemagne où le blocus britannique de faim même après l’armistice de 1918 avait eu comme conséquence la mort de jusqu’à million de civils et ont ainsi donné la crédibilité à la thèse « d’un peuple sans (assez) espace » (particulièrement les ressources industrielles et l’espace agricole) qui autrement n’aurait jamais atteint une telle popularité. C’est également des essais du livre d’un Schultze-Rhonhof de point pour rappeler le lecteur. Sa description des alliés à Versailles et les injustices commises ensuite n’a pas la fonction de la portion comme ensemble- bon marché, mais sert à illustrer le fond contre lequel des politiques ont été considérées et menées à l’époque à ces nés des générations postérieures.

L’amour de l’auteur du détail mène aux de nombreux les analyses qui donnent matière à réflexion. Par exemple, beaucoup qui traitent des sujets liés à WW2 connaissent la phrase attribuée à Hitler dans lequel il énonce :

« Ma seulement crainte est qu’un certain porc soumet une proposition pour la médiation au dernier moment ! » [« L’angoisse existentielle de nur de habe d’Ich, la MIR im de dass letzten l’irgendein Schweinehund de moment pour einen le vorlegt de Vermittlungsvorschlag. « ]

La déclaration est du discours d’Hitler devant le haut commandement allemand le 22 août 1939, et dans son intensité elle est faite sur mesure pour être popularisée et complète le tableau de la situation d’un dictateur qui a constamment encouragé la guerre.
Elle m’avait toujours étonné que Hitler devrait s’être servi d’un langage si vulgaire devant le haut commandement voûte-conservateur sans causer la consternation, et je l’avais écrite de comme un sous-produit de l’influence préjudiciable du Nazi-Régime menant à une baisse même des façons des plus hauts dirigeants prussiens. Schultze-Rhonhof cependant fait un point de droit plausible pour la théorie qui était non seulement cette phrase non jamais poussée en tant que tel (pas même dans l’esprit de la déclaration), mais qui la version du protocole du discours en question est une contrefaçon qui a été coulée à la poursuite aux procès de Nuremberg pour rendre les généraux allemands collectivement responsables de la manifestation de la guerre.

En ce qui concerne la réception du livre la férocité est étonnante avec ce que la thèse de noyau – que la deuxième guerre mondiale a eu « beaucoup de pères » – est contestée : moins ainsi par le métier des historiens qui, comme prévu, ont ignoré le travail d’un étranger (Schultze-Rhonhof n’est pas un historien), mais spécifiquement par des critiques des FAZ et des journaux de « trépointe » qui emploient l’occasion de donner de nouveau la nourriture au soupçon qu’ils servent le système de médias de la même manière que le service de CDU/CSU le régime politique : en tant que simples substituts du conservatisme. Intéressant, la question si ce qui est les états d’auteur la vérité est sans importance pour les deux critiques. Un plus prioritaire semble être placé sur maintenir un certain genre de récit historique officiel pour des raisons d’éducation nationale [Volkspädagogik], et que ce soit par diffamer l’auteur en tant que personne et le pousser – quoi d’autre ? – dans le bon coin [en allemand, les moyens de métaphore de bon coin vous êtes marqué un néonazi].

Ironiquement, l’argument que la deuxième guerre mondiale a eu beaucoup de pères est loin d’être une « légende », comme le critique de FAZ revendique :

Il n’y a aucun conflit sérieux parmi des historiens que le Traité de Versailles était une mauvaise conception qui a fait des efforts allemands de vengeance plus vraisemblablement ; la cette Pologne était une puissance agressive qui a manipulé ses nombreuses minorités ethniques incroyablement brutales ; que la Tchécoslovaquie protratced ses questions de minorité aux années 1930 et faites pour devenir un point sensible de la première classe ; que la Pologne risquerait plutôt une guerre avec l’Allemagne que font toutes les concessions dans les questions de Danzig et de couloir, et ceci malgré le fait que les exigences allemandes tout à fait modérées de 1938 en retard et tôt 1939 n’ont contenu aucune réclamation territoriale contre la Pologne et ont été apportées en avant pas avec des menaces finales mais après des années de coopération d’Allemand-Poli dans un style car il est usuel entre les pays amicaux.
Et la thèse que la Grande-Bretagne et sa garantie vers la Pologne et la France avec ses promesses en l’air d’appui de militaires ont renforcé l’obstination de la Pologne, et peut-être intentionnellement ainsi, est au moins digne de la discussion. Beaucoup de pères, en effet.

« Mais, une minute, » l’objection typique, « les actions des autres puissances européennes après la puissance de la hausse d’Hitler attendent-elles va-t-elles ne sont-elles pas ojectively sans signification puisque l’Allemagne allait commencer une guerre pour « Lebensraum » en tous cas, comme écrit en « Mein Kampf » ?

Non, pas en ce qui concerne la Pologne. La Pologne pourrait avoir pris des dispositions avec l’Allemagne même sans joindre l’Anti-Comintern pacte ; Schultze-Rhonhof va à une certaine longueur clarifier ce point, et je sais sans historiens qui se sont opposés à une telle vue. La question de si la conséquence d’une telle compréhension aurait été une grande guerre (contre la France, la Russie ou celui qui), ne peut pas en toute honnêteté être répondue. La facilité, être basé cependant, avec laquelle elle est affirmée par le récit historique établi peut cependant être moins le résultat des preuves irréfutables de source mais plutôt sur l’interprétation offerte par le récit grand de la hausse et la chute du diable intelligent Hitler, qui déjà a connu en 1923 ce qu’il ferait en 1943. La simple existence d’une histoire si « complète » semble comme un lit prêt à l’emploi dans lesquels simplement doit sauter pour se reposer avec des rêves doux.

Si ce récit constitue une bonne carte ou est simplement égal à un autre faux modèle de fil, c’est pour everbody lui-même à décider. Schultze-Rhonhof également ne répond pas à cette question à la fin. Il secoue la plausibilité de l’interprétation actuelle de l’histoire dans quelques détails en mettant les facteurs situationnels et tactiques dans la politique étrangère allemande dans le projecteur, mais il n’offre aucune interprétation d’une façon convaincante de ses propres moyens. La force du livre de mener avec éclat le lecteur au monde étrange de la période d’entre-deux guerres est payée pour par un certain court-sightedness de l’interprétation générale du livre. Le désir de l’auteur de corriger une perspective trop unilatérale le plus susceptible de l’histoire produit consécutivement une vue avec des taches aveugles de ses propres moyens.

Néanmoins : Le travail offre une quantité de détails importants qui sont connus aux experts mais pas au grand public, et qui vous ne trouverez pas très probablement ailleurs dans une telles densité et clarté. Par conséquent, il vaut de lire et contemplation provoque lecteurs‘ et d’autres questions. Pas plus, aucun moins.

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